Accordo Russia-Ungheria per centrale nucleare di Paks: ecco i dettagli

Un progetto dal valore superiore a quello servito a realizzare il tunnel nella Manica

e un prestito intergovernativo multi-miliardario: questi i principali risultati della viaggio in Russia del premier ungherese, che avrebbe concluso quello che il ministro dell’Economia Lázár ha definito “il miglior accordo (ungherese) degli ultimi 40 anni”. Il  contratto per i due nuovi reattori della centrale nucleare di Paks è stato firmato il 16 gennaio tra Szergej Kirienko, amministratore delegato di Rosatom e il ministro ungherese per lo Sviluppo, Zsuzsanna Nemeth, alla presenza di Putin e Orbán, quest’ultimo in visita ufficiale a Mosca dall’inizio della settimana. L’espansione era nei piani del governo e non era un mistero che Rosatom ci avesse messo gli occhi sopra.

Il costo completo stimato dei due reattori da 1.200 megawatt che amplieranno l’unica centrale nucleare esistente in Ungheria, è di 12,32 miliardi di euro. In fiorini corrispondono a 3.700 miliardi, una cifra che, mostra oggi Index.hu in un’infografica, supera quella necessaria a realizzare il tunnel nella Manica, che si aggirava intorno a 3.600 miliardi di HUF, o “sette metro 4” titola il portale, riprendendo un’opera pubblica – costata 425 miliardi di fiorini – di stretta attualità. L’investimento sarà sostenuto per circa l’80% dalla stessa Russia, con un prestito della durata tra i 20 e i 30 anni (trentennale secondo alcune fonti, ma ieri Varga ha parlato di 21 anni) da 10 miliardi di euro. Il tasso d’interesse del prestito dovrebbe essere attorno al 5.6%, ha detto il ministro dell’Economia magiaro, aggiungendo che il bilancio dello stato sarà in grado di ripagare il debito e senza alterare la curva del debito. Non ci saranno ripercussioni sulle bollette e i prezzi dell’energia, ha detto ancora Lázár, specificando poi che almeno il 40% del progetto sarà affidato ad aziende ungherese, generando “3 miliardi di euro in commissioni e 1 miliardo di entrate fiscali”.

La proprietà dei reattori, ha precisato Budapest, resterà dello stato ungherese, ma i costi aggiuntivi, se ce ne saranno, saranno condivisi  dai due Paesi.

Tempi

I due blocchi non saranno ultimati prima del 2023, mentre i lavori dovrebbero iniziare l’anno prossimo. Attualmente la centrale fornisce poco più del 40% del fabbisogno energetico nazionale. Quota che aumenterà solo intorno al 2030, scrive Index.hu, mentre allo stesso tempo giungerà verso la fine il ciclo di vita dei quattro reattori attuali, che si concluderà nel 2037. L’effetto dell’ampliamento sarà quindi quello di portare avanti l’operatività della centrale e, pare, di accrescere la quantità di energia che fornirà al Paese fino a circa il 50%.

Tante le questioni sollevate in merito a queste trattative e non mancano i pareri negativi, anche se in Parlamento, dove sarà discusso mercoledì prossimo, l’accordo dovrebbe passare senza problemi, data la maggioranza assoluta di cui gode Fidesz. Il progetto è stato inviato a Bruxelles e la Commissione europea, riferisce il governo ungherese, non ha espresso commenti. Chi tace acconsente o almeno così è stato interpretato il silenzio della CE, a giudicare dal fatto che il ministro Lázár parla di stabilire un gruppo di lavoro per favorire la cooperazione con il direttorato per l’energia dell’Ue. 

Il nucleare ungherese e la Russia

Rosatom, la corporazione del governo russo per il nucleare fondata nel 1992, lavora già da anni con la centrale ungherese di Paks, avendo in questo senso preso il posto del Ministero Sovietico dell’Ingegneria Nucleare e Industriale con cui l’Ungheria aveva stretto nel 1966 l’accordo da cui la centrale di Paks aveva visto la luce. Mesi fa la corporazione aveva annunciato l’intenzione di partecipare al bando previsto – e mai lanciato – dal governo ungherese per l’ampliamento, proponendo i suoi reattori di generazione 3+, intento su cui la stampa, anche internazionale, aveva scritto diffusamente. Nell’autunno del 2012, inoltre, Rosatom aveva aperto in Ungheria gli uffici della Rosatom Overseas, l’unità marketing della compagnia, nata nel 2011 per la promozione del nucleare russo. Questi e molti altri sono i segni di una collaborazione sempre più stretta e variegata, testimoniata anche dalle diverse missioni imprenditoriali russe in Ungheria condotte in questi mesi. Ad ottobre 2013 nella conferenza stampa a margine dell’Hungarian-Russian International Economic Forum and Business Meeting era stata sottolineata l’importanza per lUngheria del mercato russo e di collaborazioni con la federazione, considerata un “partner estremamente solvente” in particolare nei settori di agricoltura, gas ed energia. 

Aggiornamento 17 gennaio 2014:

“Se non mantenessimo la centrale di Paks verrebbero a mancare le basi economiche per la riduzione delle bollette e la competitività economica del Paese sarebbe compromessa”, ha detto Viktor Orbán questa mattina durante il suo intervento settimanale a Kossuth Rádió, aggiungendo che i rapporti con la federazione russa attualmente godono di buona salute.

 

Claudia Leporatti 

 

Redazione Economia.hu 

 

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