C’era una volta una Budapest: reportage dalla Budapest del 2009

Il 2008 e il 2009 resteranno nella storia come gli anni della crisi economica mondiale ed è giusto che sia così. Per costruire un buon futuro sulla Terra, infatti, dobbiamo sapere come sono fatte le sue fondamenta e quali pericoli possono mettere a rischio la tenuta del palazzo. Mi avvio a raccontarvi come si vive la crisi in un paese dell’ex-blocco sovietico, l’Ungheria, nella cui capitale Budapest sto vivendo da alcuni mesi come studentessa di giornalismo e lavoratrice.

Budapest a primavera è una meraviglia e non solo grazie al Danubio e all’architettura dei suoi palazzi, ma anche per la vivacità dei turisti e degli studenti che la affollano. Considerarla una città in declino, come traspare da alcuni articoli recenti e dai commenti televisivi, vuol dire distorcere la realtà. La crisi c’è e ci sarà, come in Europa e negli Stati Uniti, ma questo non significa che l’Ungheria stia ferma a guardare. Ho parlato con persone che lavorano in Ungheria da anni, per sapere come e se sono cambiate le prospettive nei loro settori.

Immobiliare

Stefano Accornero, Responsabile Tecnocasa per l’Ungheria, spiega che il mercato immobiliare nella capitale ungherese non rischia il crollo. “All’inizio di marzo si è tenuta a Budapest la fiera immobiliare. Il nostro stand ha lavorato senza tregua per tutta la durata della manifestazione, sempre affollato dal pubblico della fiera. Alla fine dell’evento abbiamo registrato 300 domande per appartamenti a Budapest.”

Accornero spiega che l’offerta è salita, ma che allo stesso tempo non è stato registrato un calo del numero di compravendite rispetto allo scorso anno. Gli ungheresi preferiscono investire nel mattone, in un momento in cui la valuta è volatile, quindi le vendite non sono diminuite. Ad essere in calo sono i compratori che ricorrono ad un mutuo. Del tutto comprensibile dopo che il ricorso massiccio da parte degli ungheresi ai mutui in valuta estera, franco svizzero o euro, li ha lasciati con enormi difficoltà nel rimborsarne le rate, a causa del crollo del fiorino nell’ottobre 2008. Un ungherese che riceve lo stipendio in fiorini si trova a dover pagare delle rate più alte adesso che il fiorino oscilla intorno ai 300 contro un euro. “L’Ungheria – spiega ancora Accornero – è un paese che non ha saputo gestire bene l’uscita dal regime. Sono tante le famiglie che hanno fatto ricorso a finanziamenti per comprare un auto o un televisore, beni non necessari di cui si può fare a meno quando si devono pagare le rate di un mutuo o comunque si fa fatica ad arrivare a fine mese.”

Una corretta gestione delle spese e un ridimensionamento dei consumi possono aiutare non poco l’Ungheria ad uscire dalla crisi. Un passo necessario in questa direzione sono le riforme da parte del governo, un esecutivo appena formato dopo le dimissioni del contestato Primo Ministro Ferenc Gyurcsany. Il nuovo Primo Ministro è il quarantunenne Gordon Bajnai che, Ministro dell’Economia e dello Sviluppo sotto Gyurcsany, ha già annunciato tagli alla spesa pubblica e interventi sulle tasse per far ripartire l’economia del paese.

Alberghi, eventi ed opportunità

Budapest resta la capitale più economica per gli appartamenti, ma non solo. Trivago, il centro servizi online europeo per i viaggiatori, pubblica le quotazioni del mercato alberghiero per le 50 destinazioni europee più frequentate. Budapest, con una spesa media di 83 euro a notte, è la città europea più conveniente in questo momento, non solo per il turismo, ma anche per organizzare convegni, congressi, eventi aziendali e fiere. Lo conferma il titolare di Eventonetwork, Luigino Bottega, imprenditore italiano che ha scelto Budapest come quartiere generale del franchising del network di aziende organizzatrici di eventi in Europa. Parlando della crisi, commenta: “La crisi apre nuove opportunità e chi sa coglierle può trarne i benefici già da ora, riposizionarsi in modo più competitivo per il futuro. La crisi in realtà – continua il titolare di Eventonetwork – è una fase di mutamento dove idee innovative nei diversi settori possono emergere, mentre chi è ancorato a modelli passati ne soffre maggiormente.”

Passi necessari

Occorre cambiare rotta, ma questo non significa che in Ungheria non ci sia più vita economica. All’inizio di aprile, ad esempio, ha avuto luogo Construma, la fiera del settore Costruzione, Edilizia e Ceramica, che quest’anno ha registrato un notevole aumento dei suoi visitatori. Stefano Destro, Direttore dell’azienda di consulenza Hydea Consulting, è in Ungheria dal 1998 e fa notare che se è vero che il debito pubblico dell’Ungheria è al 65% del PIL, quello dell’Italia è superiore al 100% del Prodotto Interno Lordo. “Dati e fatti devono essere contestualizzati. – osserva Destro – Le case in vendita a Budapest le ho sempre viste in questi anni, non sono un indicatore della crisi economica. Stesso discorso per il razzismo.” Le riforme sono ormai urgenti per l’Ungheria e devono includere tagli che, a ben guardare, non comporteranno sacrifici ma normalizzazioni. Allo stato attuale gli sprechi sono troppi, a cominciare dalla maternità pagata per tre anni. In teoria, una lavoratrice che mette al mondo tre figli può stare a casa per anni, usufruendo per ogni figlio di un periodo di maternità molto lungo. “Circa il 50% delle madri ungheresi effettua questa scelta.” A raccontarlo è Andrea Varga. Andrea è ungherese ed esperta nel settore delle risorse umane, oltre che madre di una bimba di 11 anni. I dipendenti pubblici, ci spiega Andrea, godono di una lunga serie di benefit che integrano il loro stipendio. Di questi molti non sono tassabili, come ad esempio i voucher turistici che consentono di viaggiare all’interno del paese. Introdurre nuove tasse, ridurre benefit e congedi per malattia, non è facile, sono misure impopolari per il Governo, ma in questo momento è necessario affrontare la crisi anziché fingere che non ci sia o nascondersi dietro al pessimismo tipico degli ungheresi. Si possono prevedere proteste e scioperi, ma le misure devono essere intraprese e occorre anche educare gli ungheresi al risparmio. “Molte famiglie non hanno i soldi per arrivare a fine mese ma decidono comunque di comprare una bella automobile, tanto possono pagarla a rate.” spiega Andrea Varga, aggiungendo che non è insolito sentir parlare di auto da pagare in 10 anni. C’è anche l’uso di comprare le vacanze a rate, così può succedere che una famiglia abbia 4 o 5 debiti contemporaneamente, magari da aggiungere al mutuo sulla casa. Questo desiderio di lusso e di svaghi è un retaggio del Comunismo. Il paese ha sofferto per decenni la mancanza di libera scelta e adesso che in Ungheria sono disponibili tutti i beni del mondo occidentale gli ungheresi ne sono attratti. Lo shopping di lusso secondo molti ungheresi può mascherare una dignitosa povertà.

Sanità e lavoro

Gli stipendi dei medici in Ungheria sono molto bassi e il solo modo per mantenersi è quello di farsi allungare delle mazzette dai pazienti. Questo succede per le visite ordinarie, ma anche per parti ed operazioni di ogni tipo.

Andrea Varga racconta che il metodo delle bustarelle è una prassi in Ungheria. Di certo non usanza che fa onore, ma nemmeno un indicatore della crisi. Alla fine di una visita è normale allungare una manciata di banconote al medico, il quale intasca, di solito intonando una protesta tanto debole quanto di circostanza.

Aziende e piani di sviluppo

C’è ancora vita a Budapest, dove licenziamenti e chiusure sono affiancati anche a investimenti ed aperture. Molte aziende cercando di evitare tagli al personale riducendo la settimana lavorativa in attesa che il periodo di maggior impatto della crisi sia passato. Bisogna aggiungere, per dover di cronaca, che ci sono anche aperture e accordi per nuovi investimenti. L’italiana Coin sta per aprire proprio a Budapest che, come ha spiegato l’Amministratore Delegato di Gruppo Coin Stefano Belardo nell’intervista per “il Ponte”, rappresenta una sfida ed un’opportunità. La fabbrica tedesca Guntner ha inaugurato proprio giovedì scorso un nuovo impianto che darà lavoro a 170 persone. La notizia è stata data dall’Agenzia ungherese per la promozione e lo sviluppo degli investimenti ITD Hungary, che informa anche dell’apertura del nuovo centro servizi della svedese Scania e dell’espansione della Infineon. Ne parlo con Andrea Agus che, in Ungheria da 9 anni, lavora in un centro servizi Convergys a Budapest: “Il nostro centro è una realtà sana, che non ha subito licenziamenti a causa della crisi, ma anzi è pronto ad assumere.” A proposito di nuove assunzioni, Agus ricorda l’espansione dell’impianto di IBM a Székesfehérvár, che porterà almeno 290 posti di lavoro e dovrebbe essere seguita da una serie di nuovi progetti che potrebbero impiegare circa 3.000 persone. Oltre a IBM anche Tondach, l’azienda di piastrelle in ceramica e tegole per tetti, si è ampliata fino a creare in Ungheria il suo più grande impianto in Europa.

Oltre alle aziende anche i piani di sviluppo per il paese, sostenuti dall’Unione europea, vanno avanti, e non solo nella capitale. Il Piano di Sviluppo Nuova Ungheria sta infatti procedendo. Lo dimostra la decisione di modernizzare il Parco Industriale a 2 km dalla città di Pécs, dove sono già attive 20 aziende. Una sovvenzione da 126 milioni di fiorini trasformerà il parco in uno dei centri di sviluppo della zona di reindustrializzazione. Un altro segnale del fatto che l’Ungheria si sta attivando per gestire la crisi è dato dalla decisione del Governo di rimandare 13 dei 335 progetti prioritari ungheresi, quelli più difficili da realizzare, per destinare buona parte dei fondi disponibili alle imprese in difficoltà a causa della crisi economica. Si tratta di piani importanti ma non urgenti, come il restauro del castello reale di Buda, l’edificazione del quartiere governativo e la ristrutturazione di Moskva Tér.

All’interno della crisi occorre saper rintracciare l’opportunità, capire dove e come investire. Vedere tutto nero in momento come questo non può che ostacolare il ritorno dei colori. Staremo a vedere come andrà avanti il paese, cercando di aiutarlo a superare la crisi senza dimenticare le sue ricchezze e le possibilità di sviluppo che l’Italia ha sempre visto in questa terra.

II Primo Ministro Ferenc Gyurcsany si è dimesso, anche se di poco la situazione sta cambiando. Il paese soffre, ma non in silenzio.

Claudia Leporatti

Redazione www.economia.hu

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