Elezioni Ungheria 2014: Budapest il giorno dopo

Dalla mezzanotte del 7 aprile i notiziari sono un’alternarsi di reazioni alle elezioni di domenica, quando l’Ungheria ha confermato Viktor Orbán alla guida del Paese.

Mercoledì il governo si riunirà per la prima volta in questo mandato, il secondo consecutivo, ma bisognerà aspettare giugno per la formazione del nuovo esecutivo.

Già nella notte del 7 aprile, a una manciata di ore dalla chiusure delle urne, l’ex primo ministro Ferenc Gyurcsány (DK) dichiarava: “crediamo in un Paese dove il popolo è libero, non i potenti. Questa battaglia stasera è stata persa, ma non abbiamo cambiato pensiero: l’Ungheria di Viktor Orbán non è il mio Paese”. “Riconosciamo i risultati ma non ci congratuliamo”, aveva detto poco prima Attila Mesterházy, a capo dei socialisti e candidato primo ministro nella coalizione di centro-sinistra creata insieme a Gyurcsány e Gordon Bajnai. Quest’ultimo, più morbido degli altri due, ha ammesso la sconfitta: “Abbiamo perso, ma con la coscienza pulita: ce l’abbiamo messa tutta, abbiamo lavorato per una buona causa”. Un obiettivo, quello di “cambiare il regime”, che i suoi intendono perseguire da soli, senza costituire un gruppo parlamentare. Di deputati in parlamento, infatti, l’E-PM di Bajnai ne avrà solo 4, uno in meno del minimo necessario per formare un gruppo. Per salire a cinque deputati il partito dovrebbe accettare “compromessi nella base partitica e nella sua identità, che il partito non è preparato a compiere”, ha spiegato oggi il numero due Viktor Szigetvári. Martedì non è ancora certo che il governo Fidesz-DNK abbia ottenuto di nuovo la maggioranza assoluta, bisognerà aspettare mercoledì sera, stando a fonti interne al governo. Viktor Orbán, tuttavia, ha dichiarato di non ritenerla fondamentale. Anzi, come ha detto nella conferenza stampa del giorno dopo, è un dato che interessa più gli elettori che hanno votato Fidesz, più che il partito stesso: “il governo c’è già, dobbiamo solo continuare quanto stiamo già facendo da quattro anni”. Un discorso breve, quello del premier ungherese dal volto stanco ma fiero, che lascia ampio spazio alle tante domande dei giornalisti arrivati da diversi Paesi europei per seguire una tornata elettorale dall’esito quasi certo eppure interessante. Le domande vertono in buona parte sui temi legati al controverso rapporto con l’Unione Europea. Orbán mantiene la sua linea, non nega un rapporto in parte conflittuale: “L’Ungheria non ha più contrasti con l’UE degli altri Paesi membri, come si può notare dal numero di procedure d’infrazione contro il nostro stato”. 

“Il risultato delle elezioni mostra che il governo non solo ha introdotto misure utili, ma che ha anche saputo comunicarle bene al pubblico” ha commentato il portavoce parlamentare László Kövér, che su Kossuth Radio ha aggiunto alle motivazioni della vittoria di Fidesz la debolezza dell’opposizione e la sua incapacità di rinnovarsi.

 

Claudia Leporatti

 

Redazione Economia.hu

  

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