Esclusivo: intervista video a Elio e le Storie Tese a Budapest

di Claudia Leporatti – La notizia è da capogiro: Elio e le Storie Tese sono guariti. Finalmente si sono liberati dal morbo della timidezza che da oltre 20 anni li costringe, o dovremmo dire “li perimetra” entro il confine italiano. La cura miracolosa è stata piuttosto semplice: 4 voli low cost per Budapest, meta del loro primo concerto internazionale. Economia.hu ha ovuto l’onere, a dire il vero piuttosto faticoso, di intervistarli prima del concerto: mani sudate e occhi iniettati di panico, nella speranza, per fortuna vana, che accada qualcosa di terribile, magari otto metri neve nella sala dell’Istituto Italiano di Cultura sede del concerto o un tifone, e il concerto possa essere annullato. Invece scorre tutto liscio e il concerto è riuscitissimo. Lo sentenziano gli oltre 400 spettatori giunti nella sala che fu Parlamento d’Ungheria fino al 1902 e che forse, in tutta la sua storia, non aveva mai visto niente del genere.

Elio in parrucca afro e pantaloni a zampa, Mangoni vestito da SuperGiovane che salta come una libellula da un lato e l’altro del palco, battute dissacranti e impietose, Rocco Siffredi e la moglie Rozsa ad assistere dalla balconata: senza precedenti. Nel titolo del loro tour “Yes, we can’t”, oltre alla parodia della campagna di Obama, possiamo leggerci un bel “Sì, non possiamo” smettere di far divertire i nostri fan e “Sì, non possiamo” evitare di compiere un passo storico per la nostra carriera musicale, espatriare.

Nell’intervista confessano: “il cruccio che ci ha impedito di arrivare finora è questo: siamo timidi. Abbiamo avuto per tanti anni questo blocco della timidezza.” Il più timido di tutti, assicura Elio, è Mangoni, che annuisce contrito.

Christian Meyer rompe il ghiaccio spiegando che sa cantare in ungherese (lo farà alla fine dell’intervista). “Ha la nonna che ha vissuto in Ungheria durante l’impero austro ungarico, all’inizio del Novecento. – spiegano i suoi compagni”.  “Ci cantava, a noi nipoti, filastrocche e canti di guerra ungheresi e ci sono rimasti in mente. – racconta il batterista – La pronuncia l’ho messa un po’ a posto oggi”. 

Economia.hu: Come mai il vostro tour parte proprio da Budapest?
Elio:  “Budapest? Noi di Elio e le Storie Tese siamo sempre stati molto legati, più a Buda che a Pest, però che anche Pest ci piace. Pest il pesto, queste robe un po’ italiane…”
Faso: “Putroppo è anche dovuto a un nostro equivoco, perché noi abbiamo un sacco di canzoni molto lunghe e abbiamo pensato l’Ungheria sarà il posto giusto per le canzoni lunghe. Poi abbiamo capito che non c’entra niente, è elle apostrofo, noi pensavamo fosse Lungheria.” “Ah una volta era tutto attaccato? Allora vedi che avevamo ragione!” 
Elio: “L’ira di Dio, te senti costa l’ira di Dio dici cosa è una nuova Lira? No, era elle apostrofo ira.”
Faso: “Abbiamo considerato che andare Fin Landia era troppo lontano invece…”
Economia.hu: Siete stati altre volte a Budapest?
Elio: “No, al massimo ero andato in Viale Ungheria, dove c’era il capolinea del 24.”
Faso: “Sì che c’era scritto sopra solo “Ungheria” e pensavamo, ma andrà fino in Ungheria questo tram?”
Economia.hu: Che impressione vi ha fatto?
Elio: “Sembra di essere in Italia, c’è la gente che parla italiano, c’è anche questa bandiera che è bianca, rossa e verde come quella italiana. Una buona impressione.”
Mangoni: “Io ho fatto un giro sul battello lungo il Danubio, una volta.”
Faso: “Ah e ce lo dici qua, dopo trent’anni?!”
Elio: “Ma era blu?” 
Mangoni: “Era il bel Danubio blu. Un po’ marrone, però diciamo che col cielo che si rispecchiava…”
Economia.hu: Siete qua contando sul fatto che il pubblico non capirà i testi delle canzoni?
Elio: “Esatto. Noi siamo qui un po’ per quello. In Italia abbiamo avuto tante difficoltà per i testi perché capiscono troppo bene i testi. Invece veniamo all’estero per tentare di fare breccia in un pubblico che pensa che i testi siano molto impegnati, molto profondi e quindi ascolti con più attenzione quello che fanno loro, la musica. Alla fine sono delle note.”
Faso: “Scusa se faccio un esempio. Quando eravamo ragazzini ascoltavamo “Smoke on the Water” dei Deep Purple ci immaginavamo cose pazzeschi, chissà cosa succede, spiriti sul palco: una bomba atomica; poi abbiamo scoperto che è la cronaca di un palco che va a fuoco perché uno ha sparato un mortaretto. E la magia è crollata. Ero più contento quando non sapevo niente e sentivo solo “Smoke on the water and fire in the sky”. Poi leggi il testo e scopri che qualcuno ha lanciato un raudo intanto che suonava Frank Zappa e hanno evacuato tutto. Dannazione”.
Autodomanda di Faso: “Poi uno potrebbe dire: perché siete venuti a Budapest adesso che avete 50 anni e passa, non potevate venire quando ne avevate 25?”
Elio: “Qua entriamo in un momento importante. Un po’ il cruccio che ci ha impedito di arrivare: siamo timidi. Abbiamo avuto per tanti anni questo blocco della timidezza. Il più timido di tutti, assicura Elio, è Mangoni, che annuisce contrito. 
Economia.hu: Eppure avete posato nudi per la locandina di questo tour…
Faso: “Quella lì? Quella è una foto rubata! Una storia tristissima: eravamo nell’intimità del nostro camerino, ha fatto irruzione un paparazzo – siamo perseguitati dai paparazzi – e ci ha scattato quella foto lì, non ce l’aspettavamo. Considera che noi indossiamo regolarmente magliette supercontenitive per non far vedere che siamo così belli. Perché poi è anche quello il problema. Sei timido ma attrai anche un sacco di ragazze che ti vogliono perché sei  bellissimo ed è una cosa difficile da sostenere.”
Elio: “Anche uomini. Comunque adesso che siamo nei nostri cinquanta devo dire che ce l’abbiamo fatta se non ha superare quantomeno ad affrontare questo blocco. Certo se fossimo arrivati vent’anni fa l’impatto sarebbe stato un altro…”
Economia.hu: Come è nato il gruppo?
Elio: “All’epoca? Mah erano incontri in quei centri dove si va perché sei timido. Dove si parla di come sei, perché sei timido, quali sono i tuoi blocchi e c’erano anche loro che avevano i miei stessi problemucci e ce li siamo portati dietro per tanti anni anche se non si è visto.”
Economia.hu : “No, si vede…”
Faso: “Ah, sì vede ancora un po’.”
Elio: “Ma non tanto come all’inizio.”
Faso: “Considera che ai primi incontri eravamo così timidi che la scena era surreale. Ci siedevamo a un tavolo e nessuno diceva per due o tre ore.”
Elio: “Ti stai ricordando male. Le prime volte c’erano solo delle sedie vuote, erano tutti nascosti dietro una porta.”
Faso: “Dopo due o tre annetti abbiamo iniziato a sederci e nessuno a detto niente per quattro anni. Quindi è stato difficile uscire da questo stato, che ci ha bloccato, questa è la grande verità.”
Economia.hu: “Però avevate dentro di voi qualcosa di grande…”
Tutti: “Ah, sì. Tantissimo” 
Elio: “Sappiamo di essere la miglior band al mondo. Ascoltiamo con sofferenza gente che suona molto peggio, ma che non ha questo blocco che abbiamo noi. Quindi il nostro non è il tentativo di recuperare il tempo perduto che è irrecuperabile, ma almeno, prima della morte, di esibirci davanti al pubblico europeo per far vedere che in Italia c’è della gente con gli attributi, gente che suona forte, che canta anche forte.”
Chris Meyer: “Vi ricordate tutti quei viaggi che abbiamo fatto verso le frontiere e ci siamo fermati e tornati indietro? Arrivavamo al Brennero, Tarvisio…e tornavamo indietro.” 
Elio: “Mille scuse. Per esempio oggi non salirà sul palco è quà, ma…attacco di panico poco prima di andare al palco.” 
Economia.hu: “Potreste farci una canzone su questa storia della timidezza!”
Faso: “Ne abbiamo fatta una sulla tristezza che è un altro sentimento che frequentiamo, ma quella sulla timidezza ancora non l’abbiamo fatta perché sarebbe stato mettere in piazza la nostra timidezza e non ce la facevamo.”
Economia.hu: “Sanremo dunque sarà stato un incubo?”
Elio: “Sanremo è…”
Faso: “Ci siamo drogati”
Elio: “Aspetta…”
Faso: “Abbiamo chiamato un esperto dal Palio di Siena che si occupa di far andare i cavalli a palla.  Siamo saluti sul palco e…zok!”
Elio: “Infatti non ci ricordiamo nulla.”
Faso: “Ci siamo rivisti qualche giorno dopo e abbiamo detto guardiamo cosa abbiamo fatto e non era male.”
Elio: “La grande sfida è andare sul palco scenico senza droghe. Noi oggi qui siamo sani, siamo noi. Sarà dura anche oggi, anche con Paola (Folli, ndr) che ci dà buca.”
Economia.hu: “Adesso che siete al decimo album e avete superato questa paura – siete ufficialmente all’estero – il futuro cosa vi riserva, quali nuove sfide vi porrete?”
Elio: “Vediamo come va qui. Sono buoni tutti a dire “Ah, io sono bravo a fare questo e quello” poi conta quello che fai. Vediamo se andiamo sul palcoscenico e ce la facciamo tutti.
Il nostro (quasi surreale) incontro si conclude con Meyers che intona una canzone imparata dalla nonna che visse in Ungheria e con la valutazione dell’intervista da parte di Faso: “Se posso dire io penso che sia andata abbastanza bene, un 28 glielo diamo”. 

Claudia Leporatti
Redazione Economia

 

Si ringraziano per la collaborazione Elisabetta Secchi e Samuele Nubile


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Nelle foto (Claudia Leporatti, Economia.hu) alcuni momenti del concerto

 

 

 

 

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