La salute in Ungheria: i fattori che la influenzano

Abbiamo selezionato alcuni grafici sulla salute della popolazione ungherese riportati dall’Ufficio Centrale di Statistica Ungherese. Si tratta di dati risultati da un’indagine che viene svolta sulla salute pubblica europea ogni cinque anni.

L’indagine lega il tema della salute, del lavoro, dell’attività motoria e dell’alimentazione a caratteristiche demografiche e percezioni soggettive, portando alla luce spunti interessanti.

In generale la popolazione ungherese è piuttosto ottimista sul proprio stato di salute soggettivo con un aumento progressivo tra il 2009 e il 2019 della percentuale di coloro che hanno valutato la propria salute come buona o molto buona.

Sei ungheresi su dieci considerano la loro salute buona o molto buona

Stando ai dati del 2019 quasi tutta la popolazione ungherese (98%) crede nella possibilità di incidere positivamente sulla propria salute: l’84% tra questi è più fiducioso mentre il restante 14% lo è meno. Comunque sempre meno persone considerano la loro salute cattiva o pessima.

Tuttavia, questo ottimismo si riduce se guardiamo il quadro sotto un’ottica più specifica facendo riferimento alla fascia d’età. Il 94% dei giovani (età compresa tra i 15 ei 17 anni) e il 25% degli adulti (età pari o superiore a 65 anni), infatti, considera la propria salute come buona o molto buona ma il 77% delle persone di età pari o superiore a 65 anni afferma che la propria salute è solo soddisfacente, dimostrando come con l’avanzare dell’età e quindi con una maggior incidenza delle malattie croniche gli ungheresi si reputino sempre meno soddisfatti della loro salute.

Salute e genere: uomini si sentono piú sani

In entrambi i casi, però, si nota una differenza sostanziale che riguarda il genere: sebbene il divario tra i sessi si sia in qualche modo ridotto, gli uomini si sentono ancora più sani delle donne (rispettivamente 65% e 58%) e indipendentemente dalla fascia di età, gli uomini sono generalmente più ottimisti riguardo alla loro salute rispetto alle donne.

Salute e famiglia: una questione di sostegno?

Altre importanti variabili che trovano una correlazione con la salute e il benessere sono la situazione familiare e i legami sociali. Coloro che vivono una relazione, un matrimonio o una convivenza secondo l’analisi dei dati pubblicata dal KSH, si dichiarano più soddisfatti della loro vita e con una visione più positiva (buona o molto buona) della loro salute rispetto ai single. La valutazione positiva della salute, nell’analisi risulta correlata anche al numero di figli all’interno del nucleo familiare: gli ungheresi senza figli con una relazione di convivenza hanno tassi di soddisfazione più bassi di quelli con tre o più figli.

La percezione soggettiva di salute e benessere psico-fisico è quindi connessa anche alla sensazione di sostegno sociale che riceviamo e quindi alla sicurezza emotiva e finanziaria che le persone a noi vicine ci forniscono.

Secondo le statistiche del 2019, il 39% della popolazione ha un sostegno forte, quasi la metà ne ha uno medio mentre il restante 12% ne ha uno debole. È interessante sapere che il sostegno è misurato sulla base di una serie di 12 domande (3 amici/conoscenti e una domanda sul vicinato) e calcolato su punteggi vari di ciascuna categoria di co-supporto: 3-8: debole, 9-11: medio, 12-14: forte.

Un quarto degli adulti non si muove abbastanza

Un’altra importante area da considerare se parliamo di salute è l’esercizio fisico regolare. Il Covid-19 ha fatto emergere la questione dello Smart Working o Home Working evidenziandone le criticità connesse tra cui la sedentarietà di chi lavora a distanza.

In linea generale un quarto degli adulti, inclusi il 22% degli uomini e il 27% delle donne, fa poco esercizio (seduti o in piedi) al lavoro e non si esercita a sufficienza nel tempo libero.

Gli ungheresi conducono quindi uno stile di vita sedentario a tutti gli effetti e questo dato aumenta con l’età: 20% a 18-34 anni, il 23% a 35-64 anni e il 32% a 65 anni e oltre.

Lavoro e sedentarietá

In un’età attiva, trascorriamo una parte significativa del nostro tempo a scuola o al lavoro, quindi a seconda dell’età e dell’attività lavorativa che svolgiamo, il nostro sforzo fisico e mentale può essere diverso e può influire sulla nostra salute. Sul posto di lavoro o, nel caso di non lavoratori, sul lavoro a casa (es. lavori domestici, giardinaggio) dell’intera popolazione:

  • Il 40% per lo più é seduto,
  • L’11% si trova in un unico posto,
  • Il 42% per lo più cammina, fa movimenti leggeri al lavoro,
  • Il 6,7% fa un lavoro fisico pesante.

Il 43% della popolazione trascorre almeno dieci minuti una volta a settimana facendo esercizio fisico. Il 79% di quelli di età compresa tra 15 e 17 anni e il 26% di quelli di età pari o superiore a 65 anni praticano sport almeno una volta alla settimana. (tra questi gli uomini che fanno sport sono il 45% mentre le donne sono il 40%).

Con l’aumentare dell’età, però, questa regolarità diminuisce gradualmente.

Il 56% della popolazione adulta fa abbastanza attività motoria nel tempo libero per almeno 150 minuti (come raccomandato dall’OMS). In questo caso non c’è differenza significativa tra i sessi: il 59% degli uomini e il 54% delle donne si esercita a sufficienza. Con l’avanzare dell’età, la percentuale di persone che non si esercita a sufficienza aumenta: il 35% di quelli di età compresa tra i 18 ei 34 anni e il 58% di quelli di età pari o superiore a 65 anni fa meno di 150 minuti a settimana.

Sport: una questione di genere, di reddito e di istruzione

Dai dati statistici inoltre si evince che le persone con un grado di istruzione più elevato, hanno più probabilità di praticare sport. Due terzi dei laureati si impegnano in qualche forma di attività sportiva almeno una volta alla settimana, a differenza di quelli con un’istruzione inferiore che svolgendo un lavoro fisico leggero o pesante, si ritrovano a dedicare all’attività fisica meno tempo libero, rispetto ai più sedentari.

Anche per quanto riguarda lo sport, tuttavia, si hanno differenze di genere: mentre il numero di persone che trascorrono almeno dieci minuti a settimana, aumenta con il livello di istruzione per quanto riguarda le donne, per gli uomini l’attività sportiva è comunque più elevata a prescindere dal livello d’istruzione.

La frequenza nello sport è infine influenzata anche dalla situazione dei redditi: maggiore è il reddito di una persona, maggiore è la probabilità che faccia un’attività sportiva almeno una volta alla settimana.

Fonte: ksh.hu

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Arianna Cerri