FMI, rapporto su Ungheria: economia in crescita

Il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato il rapporto sull’Ungheria basato sulla missione “Articolo IV”, riassunto come segue (traduzione in italiano a cura di Economia.hu) “L’economia ungherese sta superando la crisi, ma è ancora lunga la strada per un’attività forte e sostenuta e un’elevata occupazione nel settore privato.

 

Le politiche macroeconomiche hanno contribuito a ridurre le vulnerabilità del Paese, a favorire una forte crescita e a ridurre la disoccupazione.”

Il Paese, avverte l’FMI, resta comunque suscettibile a colpi esterni e le sue prospettive di crescita di medio termine sono frenate. Tale congiuntura rappresenta una finestra di opportunità per i politici e i legislatori che possono ricalibrare le politiche per affrontare le rimanenti debolezze strutturali. A tale scopo, questo il suggerimento dell’FMI, occorre consolidare una graduale ripresa fiscale basata su una spesa pubblica più efficiente, equa e orientata alla crescita, insieme a politiche fiscale con simili caratteristiche. I progressi sul fronte fiscale devono essere affiancati da riforme strutturali che liberino il potenziale di crescita dell’Ungheria e migliorino la sua capacità di attrarre imprenditori e investimenti stranieri e locali, diano respiro all’innovazione e dunque portino alla creazione di nuovi posti di lavoro. Ultimi ma non meno importanti punti sono il mantenimento della stabilità dei prezzi e il rilancio dell’intermediazione finanziaria, incluso anche il miglioramento dell’ambiente operativo per il settore bancario.

Il deficit 2014 ha superato l’obiettivo prefissato, ma la situazione fiscale bilancio è peggiorata e il debito pubblico è aumentato in modo netto. Il deficit è stimato al 2,6% del PIL con entrate spinte da un’economia in accelerazione e da miglioramenti graduali nell’amministrazione fiscale che solo in parte sono stati compensati da maggiori spese. Le politiche di bilancio sono rimaste comunque pro-cicliche e le stime preliminari suggeriscono che il debito pubblico dovrebbe essere appena sotto al 78% del PIL, con un notevole aumento dovuto in parte al movimento nel tasso di cambio.

Riguardo alla politica monetaria, l’analisi suggerisce ulteriori manovre di allentamento per affrontare “le persistenti spinte deflazionistiche”. La missione riconosce che, con il tasso di interesse al minimo storico e l’aumentato utilizzo dei Fondi per il Piano di Crescita le condizioni monetarie sono adeguatamente migliorate e hanno supportato una forte ripresa della domanda interna. Ciononostante le pressioni inflazionistiche restano frenate e ancora al di sotto del loro potenziale: con un ambiente esterno debole e un calo dei prezzi delle materie prime, l’inflazione è destinata a rimanere bassa per un lungo periodo. I rischi per l’inflazione sono inoltre orientati al ribasso, ma, aggiunge la missione dell’FMI nel corposo commento, c’è spazio per un cauto ulteriore allentamento monetario, soprattutto data la maggiore resistenza dei bilanci delle famiglie al rischio di cambio e anche alla luce del recente quantitive easing della BCE. In caso di un forte peggioramento della percezione del rischio sarà necessaria una stretta monetaria per ridurre i deflussi di capitale e sostenere la stabilità monetaria. La missione riconosce positivamente l’intenzione della Banca Centrale Ungherese di mantenere un livello adeguato di riserve internazionali, che servono come indispensabile paraurti contro possibili colpi esterni.

L’argomento lavoro resta cruciale e richiede, in base al rapporto citato, politiche mirate ad aumentare l’occupazione, in particolare quella femminile.  I suggerimenti dell’FMI includono: un riarrangiamento della spesa nei benefit per le famiglie, la riduzione del divario salariale di genere e un miglioramento delle competenze lavorative attraverso al formazione, volto a spingere la produttività.

Redazione Economia.hu

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