Il Brexit visto dall’Ungheria

Ogni nazione ha diritto di seguire il suo destino e “Bruxelles deve ascoltare la voce della gente”. Così Viktor Orbán, che non poteva parlare d’altro nel suo consueto intervento radiofonico

del venerdì, ha commentato il referendum inglese sulla Brexit che ha deciso per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Che l’Inghilterra votasse “stay”, tuttavia, Orbán ci sperava. Nei giorni scorsi aveva infatti fatto comprare uno spazio sul The Daily Maily per lanciare un messaggio a tutta pagina firmato proprio Viktor Orbán, Prime Minister of Hungary: “La decisione è vostra, ma voglio che sappiate che l’Ungheria è orgogliosa di schierarsi con voi come membro dell’Unione Europea”. Nel frattempo il ministro dell’Economia Mihály Varga paventa una possibile ripercussione negativa sull’economia ungherese. 

I fondi UE

Il ministro dell’Economia appare meno tranquillo di Orbán. Del resto l’uscita di uno dei maggiori fornitori per il bilancio dei fondi UE destinati ai membri emergenti dell’UE – di cui l’Ungheria è il quarto maggiore beneficiario – nonché di uno dei principali destinatari delle esportazioni del blocco centro-Est europeo, desta più di qualche preoccupazione. 

L’uscita dell’UK potrebbe rallentare la crescita del nostro PIL dello 0,3-0,4 %, ha commentato Varga durante una conferenza stampa sul bilancio 2017 dell’Ungheria. Il Brexit, aveva spiegato il ministro, potrebbe avere un effetto diretto a causa dei legami economici tra Ungheria e Inghilterra e conseguenze indirette tramite l’UE. 

Banca Centrale Ungherese pronta alle conseguenze  

Secondo il direttore esecutivo Dániel Palotai, la Banca Nazionale si era tenuta pronta per qualsiasi risultato e, adesso che la Gb ha optato per un futuro separato non più solo geograficamente dall’Europa unita, si dice pronta ad assicurare la stabilità finanziaria. Il fiorino, esce indebolito dal venerdì nero dell’UE, a 317 HUF contro l’euro, dopo il rovinoso crollo a 320 di questa mattina.   

Gli ungheresi a Londra

In un rapporto elaborato dal ministero dell’Economia sono esaminati il commercio estero e l’impatto dell’economia inglese su quella europea, oltre essere presa in considerazione Londra come contributore delle finanze comunitarie, che potrebbe danneggiare lo stato di beneficiario dell’Ungheria. L’uscita britannica, aveva avvertito Varga, potrebbe avere conseguenze difficili da misurare e tra queste il calo delle opportunità di lavoro nel Regno Unito. Un punto, questo, di non poco rilievo per la popolazione ungherese, che da anni vede la City come la meta dove lavorare, ad esempio in settori come la medicina, che in Ungheria non ricevono adeguata remunerazione. Sono stimati intorno ai 100mila gli ungheresi nel Regno Unito, secondo i dati del Migration Observatory Institute.

L’immigrazione e Bruxelles

La pensa come Orbán il ministro degli Esteri Péter Szijjártó. “L’Europa deve imparare la lezione dal referendum” ha dichiarato durante la conferenza stampa straordinaria indetta dopo il risultato del voto britannico. “La prima lezione è che l’opinione del popolo deve essere ascoltata, anche a Bruxelles. La seconda che non si possono perseguire politiche che non considerano l’opinione della gente o si andrà contro la loro volontà. “Un’Europa forte è nell’interesse di tutti – ha continuato – ma questa può esistere solo se l’UE fornisce vere soluzioni alle sfide più importanti, perché l’Europa non può essere forte se le soluzioni che propone indeboliscono gli Stati Membri e l’intera UE”.  I toni non si ammorbidiscono, la linea è di forte accusa a Bruxelles. “Negli ultimi anni l’UE ha seguito politiche non sincere, ipocrite, ponendosi come obiettivo l’onestà politica e come conseguenza non è stata capace di fornire le giuste risposte a numerose sfide e crisi, che dunque devono essere affrontate a livello interno dagli stati membri”. “E’ l’ora per l’Europa di chiamare spada la spada e nessuno dovrebbe avere paura degli effetti di questa scelta”. 

“L’Ungheria fa parte dell’Unione Europea perché crede in essa” ha sottolineato dal canto suo il primo ministro  – ma – ha aggiunto mantenendo solida la linea contro le quote obbligatorie – non ci sono dubbi sul fatto che ci sono questioni su cui Bruxelles non è stata in grado di rispondere in modo adeguato.

Da qui a parlare direttamente di immigrazione il passo era breve e infatti Orbán ha aggiunto che adesso bisogna indagare su quali temi sono stati più incisivi nell’influenzare il risultato finale, spiegando che a parer suo l’immigrazione e il modo in cui viene gestita è il tema più importante. 

E il futuro?

“Adesso possiamo prevedere un processo lungo e complesso con molti dibattiti” prevede Szijjártó.

Il primo ministro ungherese ha dichiarato di avere alcune idee su quanto potrebbe accadere: “Il mercato si concentra sul presente, mentre le politiche guardano al futuro, di conseguenza tutti i leader responsabili, me inclusi, hanno qualche idea su cosa succederà”. La priorità adesso è rispondere alle domande in un ordine appropriato”. Cosa ci sia in cima alla lista di Orbán, non è un mistero.

Per approfondire l’argomento Brexit, consigliamo questo speciale di articoli su East Journal. 

Claudia Leporatti

Redazione Economia.hu 

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