Qual è stato l’impatto del COVID19 sugli investimenti esteri in Ungheria? – Intervista con Róbert Ésik, Presidente di HIPA

Abbiamo avuto l’onore di intervistare in esclusiva Róbert Ésik, presidente dell’Agenzia ungherese per la promozione degli investimenti (HIPA), per condividere le sue opinioni sull’impatto dell’epidemia e quali misure il governo ungherese ha messo in atto per aumentare la quantità di investimenti diretti esteri nel paese.

L’epidemia di Covid-19 ha avuto un impatto sulle economie di tutti i paesi del mondo e ha rivoluzionato il nostro modo di lavorare. Molte persone si sono ritrovate a lavorare da casa, la maggior parte delle aziende hanno visto i loro profitti crollare mentre altre hanno prosperato.

Alla luce di questi cambiamenti nello stile di vita e nell’economia, il governo ungherese ha dovuto agire introducendo il Piano d’Azione per la Protezione dell’Economia, al fine di sostenere finanziariamente le aziende, proteggere i dipendenti e aiutare la ripresa economica.

Come ha influito la pandemia su tutto ciò e quali soluzioni innovative ha sviluppato HIPA per migliorare ulteriormente le relazioni dei due paesi in termini di commercio e investimenti?

Penso che il 2020 sia stato un anno impegnativo per gli individui, per le aziende e anche per i paesi. Dal punto di vista della promozione degli investimenti, con lo scoppio della pandemia, ci siamo trovati ad affrontare non poche difficoltà nei processi di selezione dei siti, causate dalle misure restrittive, ma alla fine dell’anno siamo stati in grado di recuperare abbastanza agevolmente.

Questa ripresa è stata in parte dovuta alla presenza di industrie in cui i processi di investimento non hanno rallentato semplicemente perché vi era una forte domanda per il loro prodotto proprio a causa della pandemia, o perché si stavano concentrando su attività orientate al futuro. Questo stava a significare che alcuni progetti continuavano ad andare avanti e abbiamo avuto anche nuove opportunità, per esempio, quando si trattava della produzione di alcuni detergenti o dispositivi medici, dispositivi di protezione personale, prodotti farmaceutici o attività nell’industria alimentare. Anche i progetti relativi all’elettromobilità e al settore dei servizi alle imprese sono andati molto bene.

L’altra ragione principale per cui il 2020 è stato un successo è stata la nostra risposta rapida attraverso un Piano di Azione Economica per cercare di compensare l’impatto economico negativo dovuto al Covid-19. Questo programma ammonta a circa il 18-20% del PIL e si poggia su quattro pilastri, tra cui la protezione dei posti di lavoro esistenti, il sostegno di nuovi investimenti e la creazione di ulteriori posti di lavoro, programmi specifici di settore, nonché la garanzia di liquidità alle aziende attraverso il lancio di nuovi programmi di credito o l’estensione di quelli esistenti.

All’interno di questo Piano d’Azione Economica, la promozione degli investimenti ha giocato un ruolo fondamentale e siamo stati in grado di lanciare due nuovi programmi di sovvenzione gestiti da HIPA, che utilizzavano due titoli legali per il sostegno finanziario relativo alla situazione straordinaria causata dal Covid-19: da un lato il Quadro Temporaneo della Commissione Europea, dall’altro la compensazione delle perdite subite a causa del Covid-19.

Sulla base di questi programmi specifici per il Covid-19, abbiamo ricevuto 1.338 domande di aziende pronte a trattenere tutti i loro dipendenti esistenti (un prerequisito per ottenere il sostegno finanziario) e a realizzare investimenti (per i quali riceveranno il sostegno finanziario). Queste 1.338 aziende stanno pianificando complessivamente 2,3 miliardi di euro di spese in conto capitale e sono pronte a impegnarsi a mantenere 265.000 posti di lavoro.

Complessivamente, siamo riusciti a chiudere con successo 907 progetti nel 2020. Di questi 907, abbiamo avuto 97 grandi accordi di investimenti diretti esteri, che sono le nostre attività abituali, e siamo stati in grado di chiudere 810 progetti relativi al Covid-19. Da questi 97 grandi accordi abbiamo avuto 8 aziende austriache, il che posiziona l’Austria in quinta posizione.

Qual è il futuro di tutti i centri di servizi condivisi? Con la diffusione dello smart-working o del lavoro da casa, quali pensa che saranno le trasformazioni in questo settore?

Credo che gli uffici rimarranno importanti per i centri di servizi aziendali. Sicuramente la pandemia ha avuto un impatto sul modo di lavorare e in molti casi i centri di servizi aziendali hanno risposto molto rapidamente mandando la maggior parte del loro personale in home office, ma credo che una volta finita la pandemia la maggior parte dei dipendenti tornerà nei propri uffici e continuerà a lavorare in modo simile a prima.

Da un punto di vista culturale è anche importante che le aziende offrano degli spazi in comune per i loro dipendenti e che si assicurino che la cultura aziendale resti in vigore, per cui è importante che ci sia qualche interazione fisica tra i colleghi.

In ultima analisi, la differenza di spazio in ufficio tra le aree occupate dalle scrivanie dei dipendenti e le aree comuni potrebbe cambiare, ma gli uffici rimarranno al loro posto.

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Gianluca Bruno