La statua di Bud Spencer vista da un italiano a Budapest

Il fatto che Budapest abbia dedicato una statua a Bud Spencer ha fatto notizia sopratutto sui media basati in Italia, patria dell’attore Carlo Pedersoli, che di nuovo si trovano a scrivere di un tributo ungherese al grande Bud. Per raccontarvi da questa prospettiva come è stata accolta statua del “gigante buono” ci avvaliamo del punto di vista di un italiano che da 10 anni vive a Budapest, Alessandro Grimaldi, esperto conoscitore della città e nonché documentato appassionato di cinema.

“Sulla promenade Corvin, la via pedonale incastonata tra i grandi nuovi palazzi residenziali nati nel mitico ottavo distretto della città al posto di case fatiscenti, c’è ora Bud Spencer, sì proprio lui, che avanza verso di noi con una sella sulla spalla e la barba folta, come nella scena iniziale di “Continuavano a chiamarlo Trinità”
Come spiega Grimaldi nel suo articolo (in corsivo alcuni stralci, dietro gentile concessione dell’autore), all’inaugurazione era presente una figura-chiave per capire il legame di Bud Spencer con l’Ungheria. In particolare “il campione olimpico ungherese di pallanuoto Karpati Gyorgy”, suo caro amico. Già perché Bud a Budapest c’è stato ancora prima di diventare famoso come attore. Quando era un giocatore di pallanuoto della nazionale italiana (ne abbiamo parlato in questo articolo). Presenti anche le figlie di Pedersoli, Diamante e Cristiana, oltre al sindaco del distretto VIII, Kocsis Maté (Fidesz) e, non ultima, la scultrice, Tasnady Szandra.  Eppure, eppure…l’anno scorso Budapest ha reso omaggio a Bud con tanto di processione all’Ambasciata d’Italia e gli sono stati già dedicati un parco e un murales. Vero che a buona parte del pubblico in Italia è pressocché ignota la fama internazionale di Bud Spencer e Terence Hill. Basti pensare che la tv ungherese trasmette a ripetizione serate “Cazzotti e fagioli” e che non è insolito sentirsi rispondere “L’Italia, ah, Piedone”, quando ci si presenta come italiani a un ungherese. Grimaldi, tuttavia, spiega meglio contesto di Budapestin cui questo trova espressione: “Se siete stupiti di tanto amore per un’icona pop molto italiana, innanzitutto ricordo che Budapest ha visto negli ultimi anni un proliferare di statue più o meno stravaganti dal già citato tenente Colombo a Ronald Reagan, che Bud Spener e Terence Hill (citato nell’iscrizione, non abbiamo mai litigato). Sono portacolori dell’Italia nel mondo un po’ come l’opera, la Ferrari e la Roma AC, e che come ripeto sempre, più che l’occidente tanto sognato (come dice Repubblica) o sorriso e divertimento nel buio degli anni di piombo (come dice la scultrice) loro qui rappresentano molto bene un ideale di vita dell’Ungheria profonda con gare di birra e salsicce, un piatto di fagioli o un hamburger doppio in un bugigattolo (o le frittatone da 12 uova…[…]. Bravo  quindi il sindaco del distretto a voler qui la statua dopo aver visto il lavoro preparatorio della Tasnady, che per qualche oscuro motivo era stato rifiutato dalla cittadina di Kazincbarcika. Non stupiamoci della statua, qui Il Fan cCub di Bud Spencer e Terence Hill raccoglie 33.000 membri sulla pagina facebook, da 11 anni (11!) organizzano un raduno nazionale sul lago di Velence, alla morte di Bud quasi un migliaio di persone si sono radunate per mettere un cero, un fiore, una lattina di birra davanti all’ambasciata italiana e in tanti con la maglietta di Banana Joe o quella di Marx (Karl) e Spencer (Bud); il partito satirico del cane a due code gli ha dedicato un parco nel III distretto mentre a una fermata della metropolitana di superficie c’è un suo elegante murales.” 
Grimaldi non risparmia però una critica, condivisa con un’artista locale: “Ciò premesso appena ho visto la statua manco l’ho riconosciuto, o meglio si, è Bud spencer ma gli somiglia poco, è vero era già sera ma qualcosa non va. Poco dopo nei pressi della statua ti vedo un amico, artista (qui a Budapest è facile essere artisti) pittore, che si diletta anche di scultura,anche lui un po’ perplesso.In una bettola poco distante racconta davanti alle telecamere: innanzitutto la posizione, il rapporto con il viale, la statua è messa in maniera infelice: è una statua dalle linee arrotondate e dolci, mentre tutto l’intorno, i volumi dei palazzi, il colpo d’occhio è molto più rettiineo, poi è illuminata da dietro e questa getta ombra su tutti i tratti del volto che quasi nn si distinguono, è troppo lavorata, troppi dettagli fini, sculture cosi grandi son fatte per esser viste da lontano, nella loro interezza e hanno bisogno di tratti più duri, per dare espressività anche da una certa distanza. In fondo il piedistallo è piccolo, una figura come Bud Spencer aveva bisogno di un piedistallo molto più alto, per dare l’ideale ell’omone buono che era, cosi sembra quasi un viandante.” Conclude Grimaldi: “Saranno invidie tra artisti oppure sarà stata giusto la scultrice troppo, troppo, felice, come se avesse vinto un terno al lotto. Sarà la scritta Carlo Pedersoli e sotto “non abbiamo litigato” (Terence Hill) anziché Mario Girotti, vero nome di Terence, ndr) o forse p solo la pioggia..comunque oggi mi preparo un po’ di fagioli.”. 

Si ringrazia Alessandro Grimaldi per la gentile consessione. 

Link all’originale. (Articolo integrale “E continuavano a chiamarlo Bud Spencer…” su gentile concessione di Live in Budapest di A. Grimaldi). 

Redazione Economia.hu

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