“Non chiuderemo mai”: la CEU vuole restare a Budapest

“Non chiuderemo mai quest’università, qualunque cosa accada” il rettore della CEU Michael Ignatieff  lo ribadisce più volte nel corso della conferenza stampa  che ha riempito un intero auditorium della CEU, con le testate e le tv internazionali in prima fila.

“Non abbiamo fatto niente di male. Abbiamo sempre rispettato la legge ungherese in modo scrupoloso” assicura Ignatieff accalorandosi. A un certo punto si giustifica pure: “Se sentite rabbia nella mia voce è perchè penso che il governo non sia riuscito a capire il contributo che abbiamo dato alla società ungherese”.
LA LEGGE
L’emendamento alla legge sull’istruzione è stato annunciato ieri dal Segretario di Stato Laszlo Palkovics e sarebbe basato su un rapporto che ha monitorato 28 università straniere attive in Ungheria, riscontrando irregolarità a quanto pare in molte di esse. In pratica per continuare ad esistere rispettando la proposta (se questa sarà mantenuta e approvata) la CEU dovrebbe fondare una sede a New York, cambiare i suoi curricula, e assoggettarsi a due governi e quello ungherese e quello statunitense. In aggiunta dovrebbe cambiare nome. 
PER LA CEU É “ATTACCO MIRATO E DISCRIMINATORIO”
Il rettore e il comitato dei fiduciari di una delle università più grandi di Budapest non ci stanno. 
“Gli studenti che si sono iscritti potranno tutti completare il loro corso di studi.” assicura Ignatieff “Vogliamo tutelare quello che abbiamo costruito in questi 25 anni, siamo parte attiva e importante della vita accademica ungherese. Siamo primi nella regione per borse di studio alla ricerca, ad esempio.” Per Ignatieff attaccare la CEU, cosa che il governo ungherese starebbe facendo secondo l’università, “significa attaccare la libertà accademica in Ungheria.” La CEU è al momento un’istituzione indipendente. Riguardo ai legami con Soros e a un possibile “regolamento di conti” da parte di Viktor Orbán i cui difficili rapporti con il filantropo fondatore della CEU non sono un mistero, Ignatieff non approfondisce, ma mette in chiaro: “Siamo orgogliosi dei rapporti con la persona che avete menzionato (i giornalisti) e con Open Society. Siamo tuttavia una scuola libera e indipendente e vogliamo rimanerlo”. 
COSA SUCCEDERÁ?
La CEU è aperta a trattare con il governo. “Da tempo chiedo un incontro con il ministro dell’Istruzione, che non mi è stato accordato. Sono ansioso di sedermi a parlare della situazione e di giungere a termini accettabili per entrambe le parti”. 
Proteste e dimostrazioni? Per il momento Ignatieff non vuole sentirne parlare: “Incoraggio a risolvere con il dialogo, non con le manifestazioni”.
I rapporti tra Orbán e Soros, una volta buoni (trent’anni fa l’attuale primo ministro ungehrese vinse una borsa di studio a Oxford sponsorizzata proprio dal magnate ungherese-maricano) si sono incrinati profondamente quando Orbán ha accusato Soros di supportare l’immigrazione verso l’Europa e di voler intromettersi nella politica ungherese. I colpi sono stati numerosi nel corso degli ultimi anni, e anche la misura di Orbán contro alcune ONG è stata letta in questa chiave. 
Questioni personali a parte resta che la CEU è una grande e attiva realtà ben radicata a Budapest con legami in tutta l’Europa centrale fino in oriente e ovviamente in America. Quali conseguenze potrebbero derivare dalla sua chiusura? A questo Ignatieff non vuole neanche pensare. “Per noi esiste solo un piano A. Non interromperemo nemmeno per un secondo la nostra attività.”

Claudia Leporatti

Redazione Economia.hu

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