Olio italiano e ligure a Budapest, intervista al Dr. Igino Gelone

BUDAPEST – Un seminario dedicato all’olio della Liguria a Budapest ha portato nella capitale ungherese, non solo i prodotti delle aziende liguri in visita per il workshop, ma anche in know how di un assaggiatore professionista, il Dottor Igino Gelone, che abbiamo intervistato.

Giovedì 10 giugno, all’interno di un bellissimo palazzo nel centro di Pest, l’YBL Palota, si è tenuta l’iniziativa di Liguria International e dell’Istituto per il Commercio Estero composta da un seminario con lezione di degustazione e dal successivo workshop con incontri b2b tra i presenti e le imprese liguri. Un gruppo di aziende produttrici di olio, pesto e altre specialità, arrivate a Budapest per mostrare e far assaggiare i loro prodotti ai potenziali buyer ungheresi. 

Al termine del seminario, interattivo sia grazie agli assaggi guidati sia per l’interessamento del pubblico, che ha intavolato diverse discussioni sul tema, abbiamo interpellato l’esperto.

Intervista al Dottor Igino Gelone – Olio ligure nella cucina ungherese: un matrimonio difficile?
Quali sono i principali mercati di esportazione dell’olio ligure?

I mercati dell’olio ligure sono l’Italia del Nord e tutto il Nord Europa, per i paesi che hanno già una conoscenza approfondita dell’olio. Si tratta di paesi emergenti, ce ne sono altri come la Germania che sono già abituati all’olio italiano e della Liguria, a differenza di altri come l’Ungheria che per ora lo conosce meno. Mi auguro che l’Ungheria cambi presto modo di vedere rispetto all’olio e che ne aumenti l’uso. 

Conosce la cucina ungherese? Vede una possibilità di abbinamento tra i piatti ungheresi, molto ricchi, con un olio come quello ligure, prodotto in una terra dalle materie prime povere e dalle ricette del tutto diverse?

Così come si propone la cucina ungherese, il nostro olio non ha spazi. Abbiamo un olio adatto ai piatti delicati, mentre in Ungheria la tendenza è quella, pur partendo da materie prime molto buone, a confondere i sapori. Si privilegiano salse dal sapore importante, quali maionese, senape, ketchup e panne acide per insaporire. D’altro canto ci sono anche molte verdure, molta pasta. Queste ultime potrebbero essere condite all’italiana, invece che all’ungherese. Esaltando l’olio oliva e anche quello ligure, potrebbe essere introdotta un’alimentazione più salutare. I grassi contenuti nelle salse, fanno male alla salute. L’olio d’oliva, invece, dovrebbe garantirci un po’ di salute.

Un grasso animale come lo strutto sarebbe quindi da sconsigliare?

Nel mondo moderno, sì, assolutamente. In particolare nei periodi estivi, quando fa molto caldo come oggi. Lo strutto andava bene quando si riusciva a smaltire, facendo  molta fatica in più, andando sempre a piedi e vivendo con poco riscaldamento. Questo non lo dico io, lo dicono i più grandi dietolgi e scienziati del mondo. Sarebbe utile consumare l’olio d’oliva. 

Anche per cuocere?

L’olio a crudo sui cibi è secondo me la prima scelta da promuovere, ma anche per cuocere l’olio d’olio è quello che, ad esempio, garantisce di più le fritture. L’olio di oliva ha 30 minuti di punto di fumo, prima di diventare tossico. Gli altri olii, quando raggiungono il punto di fumo sono già tossici. Questo vale per tutti gli olii di semi, molto usati per friggere. 

Dovremmo usare olio extravergine anche per friggere?

Sarebbe preferibile, ma anche il normale olio d’oliva va bene.

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Claudia Leporatti

Redazione Economia.hu

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