Se il pendolarismo fa male ai lavoratori: la situazione in Ungheria e a Budapest

Con una fetta di quasi l’80% del totale degli occupati, i pendolari in Ungheria sono in netta maggioranza. Eppure gli spostamenti lunghi e regolari per andare e tornare da lavoro avrebbero un effetto negativo non solo sulla salute degli impiegati, ma anche sulla loro produttività. Riguardo alla situazione specifica di Budapest parliamo con Judit Graczer di ITL HR Solutions.

Ci spiega Graczer: “Se tra i lavoratori non ungheresi è comune l’alloggio all’interno della città, la maggior parte di chi viene dall’Ungheria abita nell’agglomerato o nella periferia  di Budapest. Parliamo di una distanza tra i 20 e i 40 km da percorrere ogni giorno due volte”. Lo sostiene una ricerca di Regus avvalorata dai dati 2016 dell’Istituto Nazionale di Statistica ungherese KSH e ripresa dal Budapest Business Journal.  La distanza media di tragitto per i pendolari su Budapest di 31km, ma lo spettro include dipendenti che abitano a 80km dal posto di lavoro. Il fenomeno coinvolge ogni giorno la maggior parte dei lavoratori in Ungheria e, sostiene Regus che ha effettuato un sondaggio dedicato, ridurrebbe la produttività dei lavoratori. Ha risposto così il 37% degli intervistati, mentre il 27% ha dichiarato totale insoddisfazione per iò proprio pendolarismo, definendolo una perdita di tempo prezioso. “Dai manager di tutto il mondo ci si aspetta che siano reperibili a tutte le ore ma lo spostamento quotidiano può provocare in modo subdolo un abbassamento della loro performance e con un’incidenza maggiore di quella di non avere il loro smartphone a portata di mano”. Secondo Nikoletta Ispánki, country manager presso Regus “Le aziende più resposabili si assicurano che i loro dipendenti abbiano più tempo libero o che possano dormire la mattina. Di conseguenza è importante per loro permettere il lavoro da casa o una sistemazione vicina.” 

Ricerche simili sono state condotte dalla stessa Regus anche in Italia, con risultati molto simili. 

Redazione Economia.hu

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