Ungheria, Flat Tax dal 2011

L’Ungheria si appresta ad introdurre la cosidetta flat tax, la tassa piatta, un regime fiscale non progressivo in cui i redditi delle famiglie e degli individui saranno tassati con un’aliquota fissa, indipendente dalla fascia di reddito di appartenenza. Lo ha dichiarato il Primo Ministro Viktor Orbán, che aveva incluso la flat tax al 16% nei suoi 29 punti programmatici, promulgati in seguito alle speculazioni sul rischio di default del paese dello scorso giugno.

Le aziende potrebbero ricevere in seguito lo stesso trattamento, ma per il momento il governo si sta concentrando sulla tassazione del reddito individuale e delle famiglie. Attualmente l’Ungheria applica un sistema progressivo a scaglioni fiscali: imposta al 32% per la fascia di stipendi più alti, al 17% per quella dei salari più bassi.  Il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán ha dichiarato che la flat tax con l’accisa livellata al 16% deve essere introdotta in un singolo passaggio e “immediatamente”, ossia a partire dal 1 gennaio 2011. Orbán si è detto di convinto di poter convincere il governo su questo punto, nonostante le dichiarazioni del Ministro junior per Tasse e Regolamentazione Finanziaria András Kármán, che per due volte ha ribadito la necessità di procedere in modo graduale in materia di flat tax attraverso una serie di fasi da portare a termine non prima del 2013.
Quali sono i vantaggi della Flax Tax? 
Ideata negli anni Ottanta da due economisti statunitensi, Robert E.Hall e Alvin Rabushka, la flat tax era detta anche Simple o Low Tax (tassa semplice o tassa bassa, ridotta) in quanto volta ad introdurre un sistema fiscale semplificato, con una sola aliquota e contenuta, entro il 20. Il principio della flat tax di solito è combinato alla creazione di una no-tax area  dalla forbice piuttosto ampia ed è stato per ora utilizzato dai  paesi in via di sviluppo, la cui crescita economica ha bisogno di essere accellerata. 
In che modo la Flat Tax stimola la crescita economica?
In teoria, lo abbiamo scritto poche righe fa, la flat tax si abbina all’esenzione fiscale per le fasce più disagiate. Chi con il proprio reddito avrebbe dovuto pagare di più avrà una tassa più gestibile, mentre il cambiamento non è rilevante a livello quantitativo per le famiglie medie, alle quali cambia poco o niente. A conti fatti, il vantaggio auspicato è quello di ridurre l’evasione fiscale e di semplificare il sistema fiscale, con la conseguente riduzione dei costi di gestione. 
I contribuenti, inoltre, dovrebbero sentirsi meno oppressi dalle imposte e avere la sensazione di guadagnare per risparmiare o spendere, non per finanziare le casse dello stato. Di conseguenza potrebbero recuperare potere d’acquisto e spendere di più. Il governo ungherese nutre aspettative molto alte da questa riforma, almeno stando alle parole del Ministro dell’Economia Matolcyi, che ne ha parlato come una delle principali questioni all’ordine del giorno e  come un efficace stimolo per la creazione di nuovi posti di lavoro. Anche la disoccupazione ne risentirebbe. La convinzione sarebbe quella che, una volta instaurato un un regime meno complicato ed esoso, i cittadini preferiranno lavorare e diventare contribuenti piuttosto che arrangiarsi con il lavoro sommerso o accontentarsi del sussidio di disoccupazione. 
Flat Tax: Est Europa e non solo
La teoria viene dagli Stati Uniti, ma ad applicarla nella pratica sono stati i paesi dell’ex blocco sovietico. Le repubbliche baltiche di Lituania, Lettonia ed Estonia optano per la Flat Tax negli anni Novanta e, ha osservato il Ministro ungherese dell’Economia Matolcyi, hanno visto salire il loro livello di crescita fino ai livelli più alti, intorno al 10%. La Russia introduce la Flat Tax al 13% nel 2001 pare con buoni risultati (entrate da gettito fiscale superiori al periodo precedente per un 25,2% il primo anno, per il 24,6% nel secondo e per il 15,2% rispetto a 12 mesi prima nel terzo anno). La Slovacchia, scrive Daniel Mitchell nella sua Brief Guide to the Flat Tax, ha adottato la flax tax con aliquota al 19%, la Romania ha fatto lo stesso con un tasso del 16%. La Polonia, infine, sta pensando di introdurla per tentare di arginare la massiccia emigrazione di forza lavoro di cui soffre.  Uscendo dal blocco dell’Europa centro-orientale, la tassa non progressiva potrebbe fare il caso anche della Grecia, che la sta considerando per ravvivare la sua travagliata economia. 

Claudia Leporatti

Redazione Economia.hu

 

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