Ungheria vs Heineken: la guerra della stella

La proposta di legge nota come “Lex Heineken” è stata inserita nell’agenda del Parlamento di Budapest. La discussa legislazione prevede la messa al bando di tutti i simboli che possono ricondurre a regimi autoritari, tra cui quello comunista che è chiaramente nel mirino della misura.

Una simile legge esisteva già, ritirata per opposizione della Corte Europea dei Diritti Umani. Se la legge verrà passata Heineken, una delle birre più bevute nel mondo, si vedrebbe costretta ad utilizzare un logo diverso in Ungheria, dove l’iconica stella rossa a cinque punte diventerebbe sanzionabile. L’altra soluzione sarebbe bandire l’Heineken dal Paese. Favorevole alla proposta del governo è il partito di estrema destra Jobbik, che, spesso in conflitto con la Fidesz di Orbán, stavolta ritiene si tratti di una misura per cui “non avrebbe dovuto essere necessario aspettare 30 anni”. Secondo il numero due del primo ministro ungherese János Lázár la legge non violerebbe la libera espressione della propria opinione politica, al contrario dell’espressione commerciale, che può offendere la dignita degli individui. La stella rossa appare anche su altri marchi distribuiti in Ungheria, ad esempio quello delle bevande San Pellegrino, ma a quanto pare la legge sarebbe diretta proprio alla multinazionale della birra, per una questione interna.
Ungheria vs Heineken
Heineken avrebbe “minato gli interessi ungheresi” nell’ambito di una disputa per un birrificio ungherese in Romania a etichetta Csíki. Una corte romena ha infatti messo al bando il nome “Csíki Sör” su segnalazione di Heineken, che nel Paese ha acquistato una birra dal nome simile, la “Ciuc”. In seguito la “Csíki Sör”, prodotto di una piccola birreria di etnia ungherese in Transilvania, ha cambiato nome, mantenendo quello vecchio tuttavia in alfabeto runico. 
In caso di approvazione della legge, i marchi che esporranno i simboli definiti come totalitari, tra cui la stella rossa, la svastica, la croce frecciata e la falce e il martello, sarebbero banditi dalla vendita 30 giorni dopo l’entrata in vigore della norma, mentre la violazione della messa al bando dopo il 2 gennaio 2018 potrebbe costituire reato perseguibile con multe fino a 2 miliardi di fiorini e sentenze fino a due anni di prigione. 

Claudia Leporatti

Redazione Economia.hu

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