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Italia, Ungheria e mercato globale. Il confronto

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Tags: Investimenti | Italia | Statistiche

Di Paolo Conconi - Un recente studio condotto dal gruppo EFIGE (European  Firms In a Global Economy), (1) avente come oggetto la raccolta e l’analisi di dati relativi a 15000 imprese manifatturiere di sette paesi europei e riportato sul sito web della Banca d’Italia, offre degli interessanti spunti per un confronto dei comportamenti di Italia e Ungheria nei confronti dei capitali stranieri.

Il concetto di fondo evidenziato dallo studio è che la dimensione, la produttività, la competenza e l’attitudine all’innovazione, siano associate a una miglior performance e a una maggiore internazionalizzazione. Per quanto riguarda i mercati emergenti in forte crescita, le esportazioni e la produzione estera risultano attività complementari.

Il mercato europeo risulta essere una sorta di „prova generale” per le attività di esportazione delle imprese, le quali, per competere in un mercato globale nel senso più ampio del termine, avranno bisogno di ulteriori miglioramenti nella circolazione di beni all’interno della Comunità Europea. Risulta infatti che le piccole e medie imprese, pur essendo il vero pilastro delle economie nazionali siano sempre meno capaci di sostenere i costi fissi legati a operazioni globali.

Il primo dato analizzato riguarda la percentuale di imprese che esportano verso determinati mercati, diversi dall’Europa; l’Italia ha una percentuale di esportatori verso gli Stati Uniti pari a 30.46, mentre l’Ungheria si attesta sul 6.87%.
La profonda differenza Ă© da imputare in primo luogo a caratteristiche proprie dei singoli Paesi, quali politica economica e misura di mercato e infrastrutture.
Ma il vero fattore che influenza le esportazioni é costituito dalle caratteristiche delle aziende, non dove si trovano né ciò che producono. Al crescere del numero di dipendenti (e di conseguenza al crescere della dimensione dell’azienda) cresce la propensione all’esportazione. Aziende Ungheresi con un numero di dipendenti compreso tra 50 e 249 esportano il 53.23% della loro produzione, aziende italiane con le stesse caratteristiche esportano il 42.16%.

Un altro fattore piuttosto influente nella crescita di un’azienda e nelle sue decisioni é la composizione del capitale, ovvero se una azienda risulta aperta a capitali stranieri o predilige una composizione maggiore di capitali locali.
In quest’ottica il confronto tra i due paesi mostra un risultato eloquente: in Italia il 4.1% delle società analizzate ha un controllo estero; percentuale che in Ungheria sale fino a 19.8.
L’interpretazione più spontanea di questo dato configura l’Italia come un’economia che non riesce a guardare all’estero e che vuole cercare di mantenere il controllo delle proprie aziende sul territorio nazionale. Conseguenza inevitabile é una minor quantità di contatti e sbocchi verso l’estero. Per contro l’Ungheria manifesta una spiccata capacità di attrarre capitali esteri e può puntare a un più ampio inserimento nel mercato globale.
Lo stesso trend è manifestato dalla percentuale di società appartenenti a un gruppo: 3% in Italia e 12.6% in Ungheria.


Paolo Conconi

(1) "The Global Operations of European Firms. The second Efige Policy Report", di Giorgio Barba Navaretti, Matteo Bugamelli, Fabiano Schivardi, Carlo Altomonte, Daniel Horgos e Daniela Maggioni. 

Link diretto allo studio "The Global Operations of European Firms. The second Efige Policy Report"

 

Redazione Economia.hu

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