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Ritorno alla Crescita

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Tags: Aziende

Come stanno reagendo i piccoli imprenditori alla crisi? Quali strategie hanno messo in atto e come vedono il loro futuro? A questi interrogativi ha cercato di rispondere il Sesto Rapporto UniCredit sulle Piccole Imprese presentato lo scorso 4 dicembre a Roma.

L'analisi, che quest'anno si è focalizzata sul posizionamento dei piccoli imprenditori rispetto alla crisi, si è articolata lungo tre filoni di approfondimento, partendo dalle leve a disposizione delle piccole imprese per affrontare il difficile contesto economico: la valorizzazione del territorio, l'internazionalizzazione e l'innovazione.

All'incontro hanno preso parte Adolfo Russo, vice ministro dello Sviluppo Economico, Mario Baldassarri, presidente VI Commissione Finanze e Tesoro, Giancarlo Giorgetti, presidente V Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione, Roberto Nicastro, Deputy Ceo UniCredit Group, Paolo Savona, presidente di UniCredit Banca di Roma, Giorgio Gobbi, direttore del Servizio Studi di Struttura Economica e Finanziaria della Banca d'Italia, Davide Bordoni, assessore alle Attività Produttive, Lavoro e Litorale del Comune di Roma e Aldo Bonomi, direttore consorzio A.A.STER.

Anche in Italia emergono i primi segnali di ripresa: c'è un miglioramento nella fiducia dei consumatori e in alcuni ambiti della loro domanda e c'è più ottimismo anche da parte delle imprese.
Dall'analisi emerge però in modo chiaro che l'impatto della crisi sulle imprese deve ancora manifestarsi completamente. E questo per due ragioni: la prima è di tipo statistico, dal momento che l'impatto del ciclo economico sugli indicatori di vulnerabilità delle imprese si avverte con uno o due trimestri di ritardo. La seconda è l'indicazione che si può trarre dall'osservatorio UniCredit-Confapi che dice che nell'ultimo periodo è aumentata la distanza tra le imprese che "fanno bene" e le altre, si sono congelate le spese di investimento, la relazione con il sistema finanziario è stata improntata all'emergenza e andrà ricomposta in un futuro molto prossimo.

L'indice di fiducia guadagna 1 punto rispetto allo scorso anno nonostante la crisi del sistema economico, passando da 92 a 93. il segnale è molto significativo se si pensa alla profonda crisi che ha colpito il tessuto economico dalla fine del 2008.

Altra novità importante è l'inversione di tendenza avuta tra i settori merceologici d'appartenenza degli intervistati: il commercio al dettaglio guadagna 6 punti rispetto al 2008 diventando più fiducioso del commercio all'ingrosso che perde 4 punti. Inoltre, perdendo ben 7 punti rispetto all'anno scorso, l'industria risulta il settore meno fiducioso in assoluto. C'è da registrare inoltre un grosso recupero del Sud che guadagna ben 7 punti e diventa l'area più fiduciosa d'Italia.

Come prevedibile, il rapporto banche-imprese è peggiorato, complice la crisi economica internazionale. Ma quali sono, su questo tema, le principali paure degli imprenditori? Si possono riassumere in quattro punti: continuità nell'erogazione del credito alle imprese; capacità di valutazione dei progetti imprenditoriali e di gestione delle situazioni creditizie critiche; capacità di predisporre strumenti di valutazione e regole di giudizio in grado di superare il trade-off tra standardizzazione del metodo e customizzazione del prodotto e, infine, compressione del credito sul breve periodo.

Il peggioramento delle condizioni di mercato è stato accompagnato da situazioni di notevole tensione nella gestione finanziaria dell'azienda a causa del crollo degli ordinativi, dell'allungamento dei tempi di pagamento da parte dei clienti, del calo delle vendite. Ciò avvalora la tesi secondo cui la causa principale della minore crescita degli impieghi sia da ricondurre al congelamento dei piani di investimento.

Il settore bancarios ha saputo sostenere l'economia produttiva, a fronte della debolezza in termini di patrimonializzazione delle imprese.
Le banche italiane di fronte alla crisi hanno saputo dimostrarsi flessibili in termini di valutazione del rischio di credito, quando i modelli di valutazione del merito creditizio ispirati a Basilea II si sono dimostrati prociclici. Il nuovo modo di fare banca ripone maggiore attenzione alla relazione con il cliente, a porsi come riferimento stabile sul territorio, a stringere accordi significativi con partner strategici quali Confidi e associazioni di categoria, che vengono così a svolgere un importante ruolo di mediazione con le banche rispetto all'accesso al credito delle piccole imprese.

In questo frangente gli imprenditori hanno individuato nella qualità la strategia competitiva, tanto nel breve quanto nel medio-lungo periodo. Nell'immediato gli imprenditori hanno risposto contenendo i costi, mentre per il futuro mirano a migliorare la commercializzazione.
Per un rilancio fattivo, alle aziende occorre un miglioramento qualitativo nelle produzioni che necessita investimenti in capitale fisico e umano di notevole entità.

Viene invocata da più parti una nuova politica industriale costituita da una rinnovata politica fiscale, maggiori incentivi in ricerca e sviluppo, sostegno nella crescita per acquisizioni esterne. Ma occorre anche un rapporto con il sistema finanziario sempre più leale e trasparente che veda protagoniste non solo banche e piccole imprese, ma anche Confidi e associazioni di categoria nel ruolo di partner strategici per lo sviluppo del territorio. Un esempio concreto è costituito dal progetto Impresa Italia che ha messo in campo sette miliardi di euro di euro e ha coinvolto le associazioni di categoria e il loro sistema di Confidi in virtù della loro capillare conoscenza del territorio.

Quello che emerge dall'indagine è anche un'immagine duale della crisi: da una parte c'è preoccupazione per quello che accadrà nei prossimi mesi, dall'altra si assiste a una sorta di metabolizzazione dei processi in atto, quasi una presa di coscienza che il nuovo scenario competitivo trova e troverà sempre più stabilità in una continua e, per certi versi, normale instabilità.

Il Rapporto


La prima edizione risale al 2004, per iniziativa di UniCredit Banca - all'epoca la banca del Gruppo UniCredit dedicata alle piccole imprese e alle famiglie - e fu dedicata al Capitalismo dei piccoli, a quei circa 4 milioni di piccole imprese operanti in tutti i settori dell'industria e dei servizi, con meno di 20 addetti. L'anno successivo fu la volta di un approfondimento: lo studio riguardò Turismo e Agricoltura, due settori fortemente ancorati al territorio d'origine. Nel 2006 il rapporto è stato dedicato all'esperienza dei Consorzi Fidi e al loro ruolo di ponte tra banca e impresa, per poi volgere nel corso del 2007 a un'analisi di settore, il Commercio dei Piccoli Imprenditori. Nel 2008 l'attenzione è stata rivolta a una dimensione territoriale, dedicando il Rapporto al Mezzogiorno d'Italia e alle sue prospettive di sviluppo individuando le strategie competitive a disposizione delle piccole imprese in un'ottica di riduzione del divario tra il Nord e il Sud del nostro Paese.

L'analisi di quest'anno, come tradizione, si avvale di oltre 6.000 interviste a piccoli imprenditori italiani, clienti della Divisione Retail di UniCredit e di un questionario a oltre 200 Confidi su un ricco ventaglio di questioni: dall'innovazione alla formazione, dalla strategia d'impresa al ruolo dei Confidi. Tutte questioni rilevanti, su cui è molto difficile disporre di informazioni così ampie e dettagliate, specialmente per la piccola impresa. Il rapporto Piccole Imprese rappresenta un importante momento di riflessione del Gruppo UniCredit su come gli attori del territorio possono affrontare e superare in modo cooperativo l'attuale crisi. Inoltre, il Rapporto individua strategie territoriali capaci di promuovere una crescita sostenibile nel lungo periodo per le piccole imprese, che tengano conto dei punti di forza delle economie locali in un'ottica di competizione globale.Come stanno reagendo i piccoli imprenditori alla crisi? Quali strategie hanno messo in atto e come vedono il loro futuro? A questi interrogativi ha cercato di rispondere il Sesto Rapporto UniCredit sulle Piccole Imprese presentato lo scorso 4 dicembre a Roma.

L'analisi, che quest'anno si è focalizzata sul posizionamento dei piccoli imprenditori rispetto alla crisi, si è articolata lungo tre filoni di approfondimento, partendo dalle leve a disposizione delle piccole imprese per affrontare il difficile contesto economico: la valorizzazione del territorio, l'internazionalizzazione e l'innovazione.

All'incontro hanno preso parte Adolfo Russo, vice ministro dello Sviluppo Economico, Mario Baldassarri, presidente VI Commissione Finanze e Tesoro, Giancarlo Giorgetti, presidente V Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione, Roberto Nicastro, Deputy Ceo UniCredit Group, Paolo Savona, presidente di UniCredit Banca di Roma, Giorgio Gobbi, direttore del Servizio Studi di Struttura Economica e Finanziaria della Banca d'Italia, Davide Bordoni, assessore alle Attività Produttive, Lavoro e Litorale del Comune di Roma e Aldo Bonomi, direttore consorzio A.A.STER.

Anche in Italia emergono i primi segnali di ripresa: c'è un miglioramento nella fiducia dei consumatori e in alcuni ambiti della loro domanda e c'è più ottimismo anche da parte delle imprese.
Dall'analisi emerge però in modo chiaro che l'impatto della crisi sulle imprese deve ancora manifestarsi completamente. E questo per due ragioni: la prima è di tipo statistico, dal momento che l'impatto del ciclo economico sugli indicatori di vulnerabilità delle imprese si avverte con uno o due trimestri di ritardo. La seconda è l'indicazione che si può trarre dall'osservatorio UniCredit-Confapi che dice che nell'ultimo periodo è aumentata la distanza tra le imprese che "fanno bene" e le altre, si sono congelate le spese di investimento, la relazione con il sistema finanziario è stata improntata all'emergenza e andrà ricomposta in un futuro molto prossimo.

L'indice di fiducia guadagna 1 punto rispetto allo scorso anno nonostante la crisi del sistema economico, passando da 92 a 93. il segnale è molto significativo se si pensa alla profonda crisi che ha colpito il tessuto economico dalla fine del 2008.

Altra novità importante è l'inversione di tendenza avuta tra i settori merceologici d'appartenenza degli intervistati: il commercio al dettaglio guadagna 6 punti rispetto al 2008 diventando più fiducioso del commercio all'ingrosso che perde 4 punti. Inoltre, perdendo ben 7 punti rispetto all'anno scorso, l'industria risulta il settore meno fiducioso in assoluto. C'è da registrare inoltre un grosso recupero del Sud che guadagna ben 7 punti e diventa l'area più fiduciosa d'Italia.

Come prevedibile, il rapporto banche-imprese è peggiorato, complice la crisi economica internazionale. Ma quali sono, su questo tema, le principali paure degli imprenditori? Si possono riassumere in quattro punti: continuità nell'erogazione del credito alle imprese; capacità di valutazione dei progetti imprenditoriali e di gestione delle situazioni creditizie critiche; capacità di predisporre strumenti di valutazione e regole di giudizio in grado di superare il trade-off tra standardizzazione del metodo e customizzazione del prodotto e, infine, compressione del credito sul breve periodo.

Il peggioramento delle condizioni di mercato è stato accompagnato da situazioni di notevole tensione nella gestione finanziaria dell'azienda a causa del crollo degli ordinativi, dell'allungamento dei tempi di pagamento da parte dei clienti, del calo delle vendite. Ciò avvalora la tesi secondo cui la causa principale della minore crescita degli impieghi sia da ricondurre al congelamento dei piani di investimento.

Il settore bancario ha saputo sostenere l'economia produttiva, a fronte della debolezza in termini di patrimonializzazione delle imprese.
Le banche italiane di fronte alla crisi hanno saputo dimostrarsi flessibili in termini di valutazione del rischio di credito, quando i modelli di valutazione del merito creditizio ispirati a Basilea II si sono dimostrati prociclici. Il nuovo modo di fare banca ripone maggiore attenzione alla relazione con il cliente, a porsi come riferimento stabile sul territorio, a stringere accordi significativi con partner strategici quali Confidi e associazioni di categoria, che vengono così a svolgere un importante ruolo di mediazione con le banche rispetto all'accesso al credito delle piccole imprese.

In questo frangente gli imprenditori hanno individuato nella qualità la strategia competitiva, tanto nel breve quanto nel medio-lungo periodo. Nell'immediato gli imprenditori hanno risposto contenendo i costi, mentre per il futuro mirano a migliorare la commercializzazione.
Per un rilancio fattivo, alle aziende occorre un miglioramento qualitativo nelle produzioni che necessita investimenti in capitale fisico e umano di notevole entità.

Viene invocata da più parti una nuova politica industriale costituita da una rinnovata politica fiscale, maggiori incentivi in ricerca e sviluppo, sostegno nella crescita per acquisizioni esterne. Ma occorre anche un rapporto con il sistema finanziario sempre più leale e trasparente che veda protagoniste non solo banche e piccole imprese, ma anche Confidi e associazioni di categoria nel ruolo di partner strategici per lo sviluppo del territorio. Un esempio concreto è costituito dal progetto Impresa Italia che ha messo in campo sette miliardi di euro di euro e ha coinvolto le associazioni di categoria e il loro sistema di Confidi in virtù della loro capillare conoscenza del territorio.

Quello che emerge dall'indagine è anche un'immagine duale della crisi: da una parte c'è preoccupazione per quello che accadrà nei prossimi mesi, dall'altra si assiste a una sorta di metabolizzazione dei processi in atto, quasi una presa di coscienza che il nuovo scenario competitivo trova e troverà sempre più stabilità in una continua e, per certi versi, normale instabilità.

Il Rapporto

La prima edizione risale al 2004, per iniziativa di UniCredit Banca - all'epoca la banca del Gruppo UniCredit dedicata alle piccole imprese e alle famiglie - e fu dedicata al Capitalismo dei piccoli, a quei circa 4 milioni di piccole imprese operanti in tutti i settori dell'industria e dei servizi, con meno di 20 addetti. L'anno successivo fu la volta di un approfondimento: lo studio riguardò Turismo e Agricoltura, due settori fortemente ancorati al territorio d'origine. Nel 2006 il rapporto è stato dedicato all'esperienza dei Consorzi Fidi e al loro ruolo di ponte tra banca e impresa, per poi volgere nel corso del 2007 a un'analisi di settore, il Commercio dei Piccoli Imprenditori. Nel 2008 l'attenzione è stata rivolta a una dimensione territoriale, dedicando il Rapporto al Mezzogiorno d'Italia e alle sue prospettive di sviluppo individuando le strategie competitive a disposizione delle piccole imprese in un'ottica di riduzione del divario tra il Nord e il Sud del nostro Paese.

L'analisi di quest'anno, come tradizione, si avvale di oltre 6.000 interviste a piccoli imprenditori italiani, clienti della Divisione Retail di UniCredit e di un questionario a oltre 200 Confidi su un ricco ventaglio di questioni: dall'innovazione alla formazione, dalla strategia d'impresa al ruolo dei Confidi. Tutte questioni rilevanti, su cui è molto difficile disporre di informazioni così ampie e dettagliate, specialmente per la piccola impresa. Il rapporto Piccole Imprese rappresenta un importante momento di riflessione del Gruppo UniCredit su come gli attori del territorio possono affrontare e superare in modo cooperativo l'attuale crisi. Inoltre, il Rapporto individua strategie territoriali capaci di promuovere una crescita sostenibile nel lungo periodo per le piccole imprese, che tengano conto dei punti di forza delle economie locali in un'ottica di competizione globale.

Da Uninews, Settimanale del Gruppo Unicredit

 

mital

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