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Dossier Estrema Destra: lo Jobbik ungherese

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Tags: Dossier | Governo | politica

Articolo originale pubblicato da East Journal, la rivista on-line dedicata all´Europa dell´Est con la quale Economia.hu collabora da alcuni mesi. In fondo a questo articolo, il link per leggere l´intero dossier sulla rimonta dell´estrema destra in Europa orientale, diviso in paesi: Russia, Germania, Slovacchia, Polonia, Estonia, Repubblica Ceca, Croazia, Serbia, Romania. Leggiamo ora il dossier sullo Jobbik ungherese.  Il caso più eclatante tra i movimenti di estrema destra è quello ungherese. Il partito Jobbik raccoglie

il  16,7% dei consensi alle ultime elezioni politiche, l’undici aprile scorso, affermandosi come terzo partito del Paese. I socialisti –al governo dalla caduta del Muro- si fermano al 19,3%. Solo la plateale vittoria di Fidesz (partito conservatore caratterizzato da un moderato nazionalismo e da un convinto europeismo) che raccoglie il 52,7% dei voti evita una coalizione di governo con Jobbik (assai temuta alla vigilia del voto). Fidesz va al governo da solo esprimendo una maggioranza dei due terzi in Parlamento (per via del complicato sistema a doppio turno). Ma torniamo a Jobbik.

LE ORIGINI

Originariamente fondato nel 2002 come associazione di giovani universitari cattolici e protestanti, Jobbik (Jobboldali Ifjúsági Közösség – JOBBIK) diventa partito vero e proprio nel 2003 sotto la guida di Gergely Pongrátz, eroe di guerra e veterano della rivolta antisovietica del 1956. A quei valori di libertà della patria, di orgoglio ungherese, di nazionalismo e anticomunismo si aggancia la retorica populista di Jobbik. Per prima cosa il neonato partito si legò al MIEP (Partito della Giustizia e della Vita), che propugnava un nazionalismo su base razziale, che giànelle elezioni del 1998 raccolse il 5% dei consensi.

Ben presto Jobbik soppiantò MIEP, facendo sue le retoriche razziste, il mito pannonico della “grande Ungheria”, appoggiando l’irredentismo delle minoranze magiare nei Carpazi, senza dimenticare la radice cattolica.

IL 2006 E LA GUARDIA NAZIONALE

Nel 2006 cavalcò la rivolta contro il Primo Ministro Gyurcsány, espressione del Partito Socialista al potere (vedi “L’onda lunga del 2006”), distinguendosi per il suo radicale anti-comunismo. Le elezioni europee del 2008 furono un successo inatteso per Jobbik. La retorica populista aveva fatto presa su gran parte della popolazione rurale, che non credeva più nella classe dirigente socialista che governava il Paese dal 1990. Il razzismo contro i Rom e il nazionalismo fecero il resto, anti-europeismo compreso. Nel 2007 inoltre Jobbik istituì la “Guardia Nazionale Ungherese” a scopo di “mantenimento dell’ordine pubblico” e “autodifesa nazionale”. Una camicia bruna e l’effigie imperiale come divisa, rammentarono subito all’Europa occidentale l’incubo delle squadre nazi-fasciste. Un incubo che l’Ungheria, schiacciata dal comunismo sovietico, non ha mai conosciuto.

La “Guardia nazionale” è un’organizzazione paramilitare che nasce parallelamente al profondo discredito di cui è stata vittima la polizia della Repubblica, accusata di incapacità e inadempienze. Il tema dell’ordine pubblico è stato uno dei cavalli di battaglia di Jobbik, insieme a quella  retorica “imperiale” che solletica la grandeur magiara.

Nel 2008, poco prima delle elezioni europee, una delegazione di Jobbik incontrò a Londra il discusso leader del “British National Party“, Nick Griffin, discutendo una cooperazione tra i due partiti.

L’ANTISEMITISMO

Nel 2009 infine Krisztina Morvai, neoeletta di Jobbik a Strasburgo, ha dichiarato in un messaggio diretto agli ebrei ungheresi che sarebbe  “contenta se coloro che si definiscono fieri ebrei ungheresi se ne andassero a giocherellare con i loro piccoli cazzi circoncisi, invece di insultare me”. L’insulto sarebbe venuto da Gabor Barat, amministratore di un istituto radiologico di New York, che dicendosi «fiero di essere un emigrato ebreo e ungherese» aveva definito la Morvai «un caso psichiatrico, un mostro» per i suoi discorsi durante la campagna elettorale. La risposta, una sorta di missiva agli ebrei, andava anche più in là: «La gente come voi è abituata a vedere la gente come noi mettersi sull’ attenti ogni volta che date sfogo alle vostre flatulenze. Dovreste per cortesia rendervi conto che tutto questo è finito. Abbiamo rialzato la testa e non tollereremo più il vostro tipo di terrore. Ci riprenderemo il nostro Paese».

Da East Journal

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