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Moratoria sugli sfratti. Come è nato un grave problema ungherese

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Tags: Immobiliare | Prestito

Di Aron Coceancig per Economia.hu - Il governo ungherese ha deciso di prolungare ancora una volta la moratoria sugli sfratti,

entrata in vigore nell’inverno del 2009 e via via sempre riconfermata sia dai socialisti che da Fidesz. La moratoria di fatto impedisce alle banche di avviare le procedure di sfratto e vendita degli immobili i cui proprietari non riescono a pagare il mutuo. Il congelamento degli sfratti è una misura che permette al governo ungherese di prendere tempo e di rimandare a quest’estate la soluzione di uno dei più gravi problemi sociali dell’Ungheria.
Secondo gli ultimi dati della MNB (Banca Nazionale Ungherese) il problema dell’insolvenza dei crediti ha infatti assunto proporzioni di massa nel piccolo paese centro europeo. Ad inizio 2010 le rate di 107.000 prestiti (il 10% dei prestiti totali) sono state rimborsate con più di 90 giorni di ritardo, mentre quelle di altri 21-26.000 prestiti non sono state affatto pagate.

 
 

Grafico: nel diagramma a destra il ritardo di 30 giorni nel pagamento delle rate, a sinistra di 90 giorni.
In basso gli obbiettivi per cui è stato contratto il prestito: casa, investimenti liberi, finanziamenti di  automezzi. Colonna blu, secondo trimestre del 2010, giallo terzo trimestre, rosso quarto trimestre.



Come mostra il grafico, i debitori insolventi sono costantemente aumentati per tutto il 2010 e si prevede che questo trend continuerà anche nel 2011.
Il problema dell’indebitamento delle famiglie ungheresi non è nuovo, tutto è iniziato nei primi anni del 2000, quando gli ungheresi desiderosi di avvicinare i propri standard di vita a quelli occidentali hanno iniziato a prendere, largamente incoraggiati da governo e banche, prestiti per acquistare non solo la casa dei sogni, ma molto spesso anche semplicemente per finanziare un’automobile o un viaggio. Questi prestiti venivano erogati dalle banche esclusivamente in valuta estera, euro o più diffusamente franchi svizzeri (allora ritenuti più convenienti). Fin qua tutto in ordine, almeno fino al 2008, quando la crisi economica mondiale non ha travolto l’Ungheria e il fiorino.
Dal 2008 la svalutazione della valuta magiara rispetto al franco svizzero ha reso sempre più difficile la restituzione del prestito contratto dalle famiglie ungheresi.
Come racconta il signor Bardi: “nel 2006 abbiamo contratto un prestito in franchi svizzeri di 15,5 milioni di fiorini per acquistare la casa di famiglia. Ma oggi (giugno 2010) con la svalutazione del fiorino abbiamo un debito di 20 milioni, nonostante abbiamo già pagato numerose rate. Inizialmente dovevamo pagare delle rate di 85.000 fiorini al mese, ma poi con la crisi queste sono aumentate a 110.000 per poi arrivare addirittura a 142.000. Abbiamo iniziato a risparmiare, poi ci siamo trovati costretti a non pagare alcune bollette, infine quando ormai non vedevamo più via d’uscita abbiamo smesso di pagare la banca”.
La famiglia Bardi è stata doppiamente sfortunata in quanto la banca creditrice è riuscita a rivendere l’immobile prima dell’entrata in vigore della moratoria ed è quindi stato possibile avviare lo sfratto nei loro confronti.
Lo sfratto però non si è rivelato per niente cosa semplice, la polizia è dovuta intervenire con numerose unità in assetto anti-sommossa. A protezione della casa si erano infatti radunati un centinaio di militanti dello Jobbik (partito di estrema destra) che, erigendo barricate e opponendo resistenza hanno reso arduo lo sfratto (nella foto). In difesa dei proprietari e contro le imposizioni della banche si sono infatti schierati gruppi radicali della politica ungherese, sia di destra che di sinistra.
Non solo partiti politici però, anche nuove associazioni civili si sono interessate al problema, come l’Otthonvedo Civil Szovetseg (Associazione Civica in Difesa degli Inquilini), che punta a sensibilizzare l’opinione pubblica e a fornire assistenza legale e sostegno sociale alle famiglie in difficoltà. Queste associazioni accusano le banche di speculazione e chiedono al governo di intervenire confermando la moratoria e progettando un piano di nuova edilizia popolare.

 

L’esecuzione di sfratti di massa per il momento è stata evitata grazie all’entrata in vigore della moratoria, che però era inizialmente vista come un provvedimento temporaneo per evitare sfratti nel periodo invernale. Il suo dilatarsi nel tempo ha provocato quindi anche altre conseguenze, in primis sul mercato immobiliare ungherese. Infatti senza la moratoria si stima che 50-80.000 case finirebbero sul mercato, di cui molte all’asta, provocando una forte flessione del prezzo degli immobili, già particolarmente basso negli ultimi anni. Una situazione del genere non è ben vista né dai proprietari né dalle banche che rischierebbero così di perdere numerosi investimenti. 
Un altro riflesso lo si ha sul tasso di interesse applicato dalle banche ai nuovi mutui. Le banche non riuscendo a intascare i soldi dei mutui già contratti non sono disposte a concederne di nuovi, mentre anche quelli concessi raggiungono tassi di interesse proibitivi. Questo determina uno stallo nella possibilità di accedere ai prestiti che rischia di danneggiare l’economia ungherese.
Per risolvere la delicata questione prima si è pensato alla riconversione dei debiti in euro o fiorini o  alla stabilizzazione del franco svizzero a 190 fiorini, entrambe le proposte sono state però bocciate. In questi giorni si è fatta strada l’ipotesi lanciata dai deputati del Fidesz Antal Rogan e Janos Lazar.
Questa prevede di differenziare i debitori in diverse categorie fra quelli che sono solo momentaneamente in difficoltà e quelli invece che non riusciranno pagare il debito.
Le famiglie che sono solo momentaneamente in difficoltà riceveranno sostegno finanziario e una proroga dei pagamenti, ma solamente se il mutuo è stato utilizzato per acquistare o costruire la propria casa.
Per la fascia di persone dichiarata insolvente si prospettano invece due possibilità. La prima che il NET (Nemzeti Eszkozkezelo Tarsasag, un nuovo istituto pubblico finanziato dalla Banca dello Sviluppo Ungherese) acquisti la loro abitazione e poi la riaffitti, sempre a loro,  a un prezzo “sociale”, evitando quindi lo sfratto. La seconda invece prevede l’avvio delle procedure di sfratto. Questo permetterebbe alle banche di rifarsi su una parte degli immobili e renderebbe più semplice l’avvio di politiche sociali verso una quota limitata di famiglie.
Per l’attuazione di queste misure, ed in particolare della definizione dei criteri per stabilire chi verrà salvato dal governo e chi no, bisognerà aspettare ancora qualche mese, visto che la moratoria nel frattempo è stata prolungata fino al primo luglio 2011.


Aron Coceancig

Foto in alto: sfratto della famiglia Bardi

Redazione Economia.hu

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