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L'Est non è un problema

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Tags: Banche | Unicredit | Unione europea

Quando, a metà aprile 2009, l'agenzia di rating Fitch ha rivisto il proprio giudizio per il Gruppo UniCredit abbassandolo da A+ ad A, citando una "crescente vulnerabilità a potenziali tensioni di grave entità in Europa centrale e orientale (CEE) e nella Comunità degli Stati Indipendenti (CSI)",

questa è soltanto la più recente delle dichiarazioni rilasciate dalle agenzie di rating e dai team di ricerca sui titoli azionari che suggeriscono che la presenza della banca nei paesi dell'Europa emergente rappresenta una fonte di debolezza. Il mese scorso Standard & Poor's ha posto l'outlook su Intesa Sanpaolo su "negativo", dichiarando "prevediamo un'accelerazione delle perdite su prestiti" sul libro prestiti della banca relativo ai Paesi CEE del valore di 29 miliardi di euro.

Inoltre, mentre entrambe le banche hanno iniziato a negoziare con il governo italiano sulle iniezioni di liquidità per promuovere l'adeguatezza patrimoniale, imperversavano le speculazioni in merito al fatto che sarebbe stato chiesto loro di concentrarsi sui loro mercati nazionali. Tali speculazioni sembravano essere confermate quando UniCredit ha annunciato tagli dei posti di lavoro per un totale di 1.400 unità nelle sue controllate ucraine e kazake alla fine del 2008 e all'inizio del 2009, rispettivamente.

Non è così, dichiara Federico Ghizzoni, alla guida della divisione dei mercati polacchi di UniCredit e co-responsabile dell'intera area CEE. La banca dispone di almeno tre mercati nazionali, grazie alla sua acquisizione, avvenuta nell'ultimo decennio, di HypoVereinsbank (HVB) in Germania e di Bank Austria. Federico Ghizzoni è il membro del Consiglio di Direzione responsabile della regione CEE presso Bank Austria la quale, anche prima dell'assunzione del controllo da parte di UniCredit, vantava una vasta presenza nella regione CEE. Il gruppo potrebbe inoltre essere parzialmente ricapitalizzato dal governo austriaco.
"Non intendiamo modificare la nostra strategia a causa della crisi. Nel medio periodo, gli investimenti nella regione continuano a essere basilari per il Gruppo", dichiara Ghizzoni. "Ci distinguiamo dagli altri grazie alla nostra natura paneuropea, con 4.000 filiali nella regione CEE su 10.000, pertanto è difficile dire quale sia il mercato principale".

Inoltre il quadro macroeconomico non è completamente negativo nell'intera regione CEE. L'Ucraina è un mercato difficile sia per UniCredit, che ha concluso l'acquisto di Ukrsotsbank alla fine del 2007, che per Intesa, che nel 2008 ha acquisito Pravex Bank. Tuttavia questo è dovuto in parte al fatto che le autorità ucraine hanno tentato strenuamente di formulare una risposta normativa all'impatto della stretta creditizia sugli alti livelli di debito estero del settore privato e su un settore bancario non adeguatamente capitalizzato. In Ungheria, i livelli elevati di indebitamento delle famiglie sono stati aggravati dalla posizione fiscale instabile del governo persino prima che la crisi finanziaria si rivelasse.

Previsioni di ripresa

Per contro, il responsabile UniCredit per la ricerca in Europa emergente, Martin Blum, prevede una robusta ripresa di numerosi paesi della regione, compresa Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania e Turchia, a partire dal 2010.

Secondo Ghizzoni, le controllate di UniCredit in molti di questi paesi rappresentano fonti di stabilità per il gruppo. "Paesi come Polonia e Turchia non dipendono dal gruppo relativamente a nuovi capitali o finanziamenti, il "loan-to-deposit ratio" (ovvero la percentuale di copertura dei prestiti fatti dalla banca con utilizzo di liquidità dei correntisti) è inferiore o pari al 100%", dichiara Ghizzoni.

Sull'altro piatto della bilancia, le controllate russe o kazake sono finanziate meno bene.
Tuttavia ribadisce che, sebbene le autorità kazake abbiano reso disponibili capitali statali al settore bancario del paese, compresa l'unità ATF Bank di UniCredit, ATF non necessiterà dei fondi dopo l'incremento del capitale della banca da parte della controllante del valore di 150 milioni di euro.

Tuttavia, i trasferimenti di liquidità fra i gruppi bancari panregionali potrebbero non risultare così facili, in quanto gli enti regolatori locali sono concentrati nel garantire che le unità delle banche globali con sede presso la loro giurisdizione siano adeguatamente finanziate e capitalizzate.

"Più che una regolamentazione, si avverte una sorta di persuasione da parte degli enti normativi nel chiedere agli azionisti delle controllate di conservare il dividendo e di investire la liquidità a livello locale, tuttavia tale pressione non è considerevole", dichiara Ghizzoni.
"Dalla divisione è scaturito un utile netto del valore di circa 2 miliardi di euro nel 2008, che ci ha consentito di mantenere o incrementare il capitale delle banche controllate, e siamo anche riusciti a trasferire parte dei dividendi alla capogruppo senza alcun problema. È importante mantenere il capitale di ciascuna banca a un livello opportuno per il contesto in cui opera", aggiunge.

Sin dall'inizio del 2009 la domanda di nuovi prestiti è stata ridotta e nessuna delle due banche intende aumentare in modo considerevole il "wholesale financing" per le controllate dei paesi CEE a livello locale. "Negli ultimi anni, dipendevamo principalmente in termini di finanziamento, da Milano, sebbene non escluderei la possibilità che le banche controllate attingano singolarmente al mercato", dichiara Dr Gyorgy Suranyi, responsabile della divisione Europa centrale e orientale di Banca Intesa.

Eccezione turca


Logo UkrsotsbankLa controllata turca di UniCredit, Yapi Kredi, rappresenta un'eccezione, visto che si è procurata un credito consorziale per un valore di 500 milioni di dollari nel mese di aprile 2009. "Diversamente da questo, facciamo riferimento ad accordi multilaterali, oppure i finanziamenti verranno dal gruppo. Prevediamo che il mercato del rublo in Russia possa riaprire nei prossimi mesi di quest'anno", ha dichiarato Ghizzoni.

A marzo 2009 è stato annunciato che Ukrsotsbank farà parte del gruppo di cinque banche scelte dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo che riceveranno finanziamenti speciali per consentire all'Ucraina di superare la crisi del settore bancario, con maggiore probabilità sotto forma di debito subordinato.
Nessuno nega che, con l'inversione di marcia della crescita e l'aumento della disoccupazione, la qualità del credito subirà un peggioramento e il costo del rischio e gli accantonamenti su crediti continueranno ad aumentare. Oltre un anno fa UniCredit si è attivata per iniziare a prepararsi per il rallentamento nella regione CEE. "In ogni banca abbiamo costituito un team ad hoc per individuare ogni singolo cliente corporate, per monitorarli e per proporre una ristrutturazione attiva e non rinegoziazioni del debito, ma la ristrutturazione dei clienti adempienti per offrire loro la possibilità di superare questo periodo di crisi pianificando in modo migliore la loro liquidità e l'assunzione di prestiti", dichiara Ghizzoni.

In effetti, ritiene che l'approccio attivo adottato dalla banca per aiutare i propri clienti nella gestione dei loro bilanci d‘esercizio, unitamente a una maggiore integrazione fra attività bancarie commerciali e di investimento, potrebbe consentire di incrementare la quota di mercato: nel 2008 la banca ha integrato circa 1 milione di clienti retail e corporate nell'ambito della regione. Ribadisce inoltre: "Il trend continuerà indipendentemente dall'eventuale ritiro dei competitor".

Naturalmente, l'efficienza sarà anche parte del processo di consolidamento il prossimo anno. "In termini di IT, ci stiamo impegnando per ridurre le complessità e miriamo ad avere un massimo di tre sistemi all'interno dell'intero gruppo entro tre anni, mentre anche i back office si stanno integrando in misura maggiore", dichiara Ghizzoni.
"I conti profitti e perdite rientrano ancora fra le responsabilità delle controllate locali, ma abbiamo concluso l'integrazione di 17 banche fra il 2006 e il 2007, e finalmente stiamo iniziando a vederne i frutti. E la crisi è utile, in quanto adesso essere parte di un gruppo internazionale viene considerato un elemento prezioso sia dal personale che dai clienti", afferma Ghizzoni.

Dilemma della valuta estera

Un aspetto del portafoglio prestiti che desta particolari preoccupazioni è l'entità dei crediti ai privati in valute estere, principalmente in franchi svizzeri ed euro. A fronte del livello notevolmente inferiore dei tassi di interesse svizzeri e dell'Eurozona rispetto ai tassi locali in paesi come Ungheria, Ucraina e Romania, si è evidenziata una robusta domanda di tali prodotti. Tuttavia, nel quarto trimestre del 2008, la scommessa a senso unico sulle valute emergenti si è bruscamente interrotta, con il calo del fiorino ungherese del 40% circa e lo sfiorato dimezzamento del valore della hryvnia ucraina.

Non c'è mai stata unanimità in merito all'opportunità di consentire che i mutuatari meno qualificati fossero esposti ai rischi del tasso di cambio.
La controllata polacca di UniCredit, Bank Pekao, si è rifiutata di emettere prestiti ipotecari in valuta estera per questa ragione. Pertanto la banca ha perso quote di mercato e Ghizzoni ritiene sia necessario un approccio equilibrato. "Potrebbe essere finita l'era dei prestiti in franchi svizzeri, ma dobbiamo affrontare la realtà, e la realtà è che la domanda di prestiti in euro continuerà a esistere, persino dopo aver delineato i rischi ai clienti, finché i tassi locali saranno considerevolmente superiori a quelli dell'Eurozona. Quindi la questione consiste nel trovare le corrette modalità per gestire tale domanda", afferma.

UniCredit ha introdotto un pacchetto di ristrutturazione standard per i mutuatari privati in valuta estera in paesi in cui i tassi di cambio hanno risentito della crisi, che potrebbe comportare il riportare le rate ai livelli precedenti alla svalutazione e il posticipare i versamenti di capitale di uno o due anni.
"Questo non risolverà il problema, ma sono sicuro che ci offrirà l'opportunità di avere meno accantonamenti per i prestiti in sofferenza", afferma Ghizzoni.

Suranyi applica la sua notevole esperienza in qualità di governatore della Banca Centrale ungherese nella discussione in merito a tale dilemma. "La concessione di prestiti basata sul cambio in valuta estera in economie aperte e di dimensioni ridotte in cui le banche centrali hanno optato per la metodologia dell'"inflation targeting" in definitiva non sono prive di rischi. Tuttavia, in un'economia aperta e di dimensioni ridotte, il tasso di cambio rappresenta l'effettiva ancora economica. Pertanto se il tasso di cambio registra un calo, è inconcepibile che la banca centrale non risponda alzando tale tasso, pertanto emerge un rischio parallelo per l'erogazione di prestiti in valuta locale", dichiara Suranyi.

Tale aspetto è stato dimostrato nel mese di ottobre del 2008, quando la banca centrale ungherese ha alzato i tassi di interesse locali di 300 punti base in un giorno, nel tentativo di rallentare la svalutazione del fiorino e di contenere il passaggio all'inflazione. Suranyi ribadisce la rigorosa gestione del rischio dei prestiti ipotecari in valuta estera presso le controllate di Intesa. "Nel corso dei 10/15 anni di vita di un prestito ipotecario medio, è possibile contenere il rischio su questa tempistica adottando politiche conservative – il rapporto fra l'ammontare del prestito e il valore del bene acquisito generalmente non eccede il 70% e il rapporto di copertura del debito sul reddito dimostrato non supera il 30% del reddito", dichiara.

È probabile che entrambe le banche continueranno a erogare prestiti in euro nell'Europa emergente, in particolare per i paesi capofila che probabilmente entreranno nell'Eurozona, poiché questo cancellerà il rischio del tasso di cambio per i clienti. 

Da Uninews, settimanale di Unicredit Group

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