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UniCredit ha inziato a investire nella Central & Eastern Europe fin dal 1999 con l'acquisizione di Bank Pekao. Nel 2005, grazie all'aggregazione con Hvb, il Gruppo UniCredit è diventata una delle principali realtà bancarie internazionali nell'area. Federico Ghizzoni, responsabile Cee Banking Operations del Gruppo, in un'intervista pubblicata su Camic Magazine, l'organo ufficiale della Camera di Commercio italo-ceca, parla di Cee, del ruolo della Repubblica Ceca e delle previsioni per il futuro.
Il Gruppo UniCredit è molto attivo in Europa centro-orientale. Quanto pesa questa regione sul business del Gruppo? La CEE (Central & Eastern Europe) rappresenta ormai una realtà indissociabile dal gruppo UniCredit. Abbiamo cominciato a investire direttamente nella regione nel 1999, con l'acquisizione di Bank Pekao in Polonia, e da allora il nostro impegno è stato in costante crescita. Con l'acquisizione della tedesca HVB nel 2005, che già controllava Bank Austria e diverse banche nella CEE, siamo diventati di gran lunga la più importante realtà bancaria internazionale nella regione, con posizioni di leadership in molti Paesi. Siamo quello che si può definire un "player di sistema" praticamente in ogni Paese, con un forte radicamento sul territorio. Attualmente, siamo presenti come banca commerciale in 19 Paesi dell'Europa centro-orientale, inclusa la RepubblicaIn termini di ricavi, la CEE rappresenta oggi circa il 25% dei ricavi del Gruppo e circa il 50% dei suoi profitti. Si tratta quindi di una regione strategica e redditizia per noi. Inoltre, i Paesi della CEE non rappresentano soltanto un business, ma contribuiscono notevolmente anche all'identità del gruppo UniCredit.
La crisi finanziaria del 2008- 2009 ha avuto conseguenze ovunque. In che modo il gruppo UniCredit ha affrontato e superato la crisi? Per prima cosa, è stato importante tenere sempre a mente i fondamentali. Il nostro portafoglio crediti nella regione è buono, la nostra gestione del rischio è prudente e i nostri rapporti con i clienti solidi. Il Gruppo ha continuato a fare utili nei Paesi della CEE nel corso del 2009, a testimonianza della qualità del nostro business. In secondo luogo, abbiamo rafforzato dove necessario la nostra attenzione al costo del rischio e fatto accantonamenti prudenziali su tutto il portafoglio crediti. In Paesi più difficili, come il Kazakhstan, abbiamo creato una task force per valutare con estremo rigore il nostro portafoglio. In Ucraina, la nostra banca locale nel 2009 ha saputo ottenere risultati positivi malgrado un contesto macro-economico difficile e una situazione di grande pressione per il sistema bancario locale. Le azioni di monitoraggio del rischio nella CEE che avevamo intrapreso prima che la crisi scoppiasse in tutta la sua intensità ci hanno aiutato, oltre naturalmente agli interventi delle istituzioni internazionali, quali il FMI, la BERS, la stessa UE, che hanno contribuito a stabilizzare la situazione macroeconomica, evitando il collasso che alcuni prevedevano, grazie anche al buon coordinamento che c'è stato fra queste istituzioni internazionali e le principali banche.
All'interno della Central & Eastern Europe, che ruolo ha la Repubblica Ceca? È un Paese per noi molto importante, nel quale vogliamo crescere. Pensiamo che in termini macro-economici la Repubblica Ceca sarà uno dei primi Paesi a uscire dalla crisi e a ritrovare la via della crescita, grazie all'assenza di grossi squilibri strutturali e alla presenza di un sistema industriale e bancario solido e di una moneta che ha retto bene alla crisi. Nel 2010 e nell'arco dei prossimi due-tre anni, UniCredit Group investirà sulla espansione in Repubblica Ceca.
UniCredit appare oggi come un gruppo allo stesso tempo italiano ed europeo. In che modo la vostra presenza in CEE aiuta il Made in Italy?
Ritengo fondamentale la diffusione capillare dell'attività a livello locale. La CEE è un immenso mercato per le imprese italiane e la nostra rete è a loro disposizione per aiutarle nella loro crescita e sviluppo. In tutti i Paesi, abbiamo creato dei "Desk Italia", guidati da specialisti, che sono al servizio delle imprese italiane offrendo loro prodotti, servizi e consulenza. In Repubblica Ceca, abbiamo deciso di estendere il concetto di Desk Italia con l'apertura di una filiale dedicata agli stranieri con particolare focus sui servizi alla clientela italiana, sia sul segmento retail sia su quello corporate, ma anche attivando altre iniziative, come Imprendo Export, che aiuta le aziende italiane alla ricerca di partner locali a individuare gli interlocutori giusti e ad assisterli nel loro progetto. Direi che il nostro radicamento sul territorio e la nostra visibilità sono la carta migliore che possiamo offrire al Made in Italy in cerca di opportunità a medio-lungo termine nella CEE.
Quali le previsioni per il 2010?
Il 2010 sarà ancora un anno di transizione, ma si ritornerà a parlare di crescita, probabilmente a partire dal secondo semestre, crescita che i nostri economisti prevedono intorno al 2 % in media per l'intera CEE. Da parte nostra, continueremo la politica di controllo e gestione del rischio che ha caratterizzato il 2009, ma non ci limiteremo ad attendere che la tempesta finisca del tutto, vogliamo anche attrezzarci per la schiarita.
In questo senso UniCredit Group, pur rimanendo cauto sul costo del rischio, guarderà attentamente alle opportunità di business e di impieghi. Il nostro obiettivo è di crescere in maniera organica, facendo leva sulla rete ineguagliabile che abbiamo nella regione. A differenza di altri gruppi che stanno adottando strategie di ridimensionamento del loro impegno nell'area, per noi la Repubblica Ceca fa parte dei Paesi dove vogliamo investire e incrementare la quota di mercato.
Un settore particolarmente colpito dalla crisi è il comparto immobiliare. Anche in questo caso prevedete una ripresa nel 2010?
Sicuramente si tratta di uno dei comparti economici più colpiti dalla crisi, e non prevediamo per quest'anno grandi cambiamenti, anche se riteniamo che anche in questo settore si dovrebbero percepire segnali di ripresa già dalla fine dell'anno. Più in generale riteniamo che il peggio sia passato, e che si possa guardare al futuro con un cauto ottimismo.
Da Uninews, Settimanale del Gruppo Unicredit
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